’Se vince il referendum istituzionale, avremo la possibilita’ di tornare a rendere il Parlamento un luogo degno’. Lo afferma il presidente emerito Giorgio Napolitano secondo cui ‘Renzi ha capito gli errori’. ‘Tra decreti e fiducie – ha aggiunto – il Parlamento e’ stato ridotto uno straccio. Tutto questo puo’ finire con questa riforma’. Renzi usa twitter per ribadire: ‘altro che deriva autoritaria. Si riducono le poltrone, non la democrazia’.
Questa e’ la sostanza: con questa riforma si riabilita il ruolo del Parlamento”. Lo ha detto il Presidente emerito della Repubblica Giorgio Napolitano, rispondendo alle domande dei giovani di ‘Classe Dem’. “C’e’ chi dice ‘io voto No per difendere il Parlamento’. Ma chiedo, sai come e’ ridotto ora il Parlamento? Per nove anni ho ricevuto gruppi delle opposizioni che lamentavano un Parlamento ridotto a uno straccio, perche’ quando si fa votare una legge Finanziaria con un maxiemendamento di un unico articolo e 1.300 commi significa uccidere il Parlamento. Ma – ha osservato Napolitano – se non si possono prevedere i tempi di approvazione di una legge” e questa e’ sottoposta a un percorso accidentato in Parlamento, ecco che “scatta il maxiemendamento o la decretazione d’urgenza con fiducia”. Ebbene, per Napolitano “tutto questo puo’ finire con la riforma costituzionale e la vittoria del Si’ al referendum. Questa e’ la sostanza: riabilitare il ruolo del Parlamento”. Poi certo, “tutto dipende dal popolo sovrano”.
La vittoria del ‘si’ al referendum porra’ fine ad “anomalie che hanno segnato sin dall’inizio la sviluppo istituzionale del nostro Paese”. E’ la tesi centrale dell’intervento del Presidente emerito della Repubblica, Giorgio Napolitano che ha tenuto una “lectio magistralis” alla scuola di formazione del Pd, soffermandosi sulla storia della Repubblica, dai limiti dei lavori della Costituente alle riforme mancate sino all’accordo trovato nei mesi scorsi, all’esame del referendum del 4 dicembre. Secondo Napolitano, il clima difficile segnato dalla guerra fredda, l’incertezza e le preoccupazioni presenti all’interno del Pci e della Dc in vista del voto del ’48, condiziono’ fortemente il compromesso raggiunto nella stesura della seconda parte della Carta. “I sospetti reciproci dei vertici democristiani e comunisti, nei lavori della Costituente, conversero dando vita a una seconda parte ipergarantista. Fu tale il timore che potesse prevalere uno o l’altro fronte, che si potesse avere un potere eccessivo di realizzare il proprio programma, che si preferi’ concedere pochi poteri all’esecutivo. Insomma, chiunque avesse vinto – prosegue Napolitano – avrebbe navigato mantenendo un’equilibrio con il perdente. Si tratta di un’anomalia nel panorama europeo. Praticamente la nostra democrazia parti’ con una palla al piede del sospetto di prevaricazione”. Da quel periodo in poi, in breve sintesi, ci furono decenni segnati da “grande instabilita’ politica e un lungo e sterile lavoro di revisione istituzionale”. Napolitano cita spesso lo storico Pietro Scoppola, autore del celebre ‘La Repubblica dei Partiti’, che lungo tutta la sua vita attacco’ gli effetti perversi dell’intreccio tra parlamentarismo e proporzionale. Erano gli anni della ‘conventio ad excludendum’ ai danni del Pci, del ‘sistema di potere della Dc’ e della ‘democrazia bloccata’ per mancanza di ‘alternanza’, dell’assoggettamento “delle istituzioni da parte dei partiti, dell’occupazione dello Stato e della corruzione clientelare”. “Fu l’epoca in cui si parlo’ di partitocrazia – osserva Napolitano – da cui nacque il concetto attuale di antipolitica. Ma – osserva Napolitano – quello fu l’effetto della mancanza di ricambio, una volta positiva che ci sarebbe stata grazie a una revisione costituzionale che purtroppo venne sempre mancata”. Su questo passaggio, sul ruolo dei partiti “centrale per lo sviluppo della democrazia”, Napolitano chiede ai giovani del Pd una riflessione approfondita sulla storia della Repubblica: “Anche chi e’ spinto da ottime ragioni, animato da buone intenzioni, deve andare al di la’ della liquidazione della Dc, dei suoi alleati e del Pci. La Dc, ad esempio, e’ stata una forza composita e contraddittoria, che non si puo’ ridurre solo all’occupazione del potere. Al suo interno ci furono esponenti anche perdenti ma di grande cultura e valore, penso a Mino Andreatta, a Leopoldo Elia”.
“Renzi ha capito gli errori” fatti nella prima parte della campagna per il Sì al Referendum “e si è corretto”. Così il presidente emerito della Repubblica Giorgio Napolitano, parlando a margine della sua lectio magistralis alla scuola di formazione politica del Pd. C’è stato, ha spiegato, “un periodo troppo lungo che ha facilitato quelli che, fregandosene della riforma, dicevano che bisognava votare contro Renzi“.
“Ho sbagliato a giocare il futuro del Governo sul referendum costituzionale. Giuste le critiche diNAPOLITANO“. Cosi’ il presidente del Consiglio Matteo Renzi a Pesaro per l’apertura della campagna a sostegno del ‘si’ al referendum costituzionale del 4 dicembre. “Oggi NAPOLITANO mi ha anche un po’ criticato- ha premesso Renzi sul palco del Teatro Rossini- Io credo sia giusto e utile ricevere critiche da chi ha saggezza e esperienza. Se NAPOLITANO con la sua saggezza e la sua capacita’ mi fa delle critiche sono felice di farne tesoro. Io ho sbagliato a giocare futuro del Governo su riforma costituzionale”. Il premier ha poi aggiunto “sulle riforme si sono fatte tante chiacchiere ora invece le abbiamo fatte e alle promesse sono seguiti i fatti”.
L’ANPI, l’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia, conferma il suo NO al referendum sulle riforme giudicando le posizioni assunte in queste ore a favore della consultazione da Matteo Renzi e Giorgio Napolitano “propagandistiche” e “poco credibili”. Il presidente dell’ANPI Carlo Smuraglia, in un incontro oggi con i giornalisti ha chiesto che la campagna referendaria “si svolga sul merito” e ha contestato il quesito che compare sulla scheda, “molto lungo e complesso” che ha il solo obiettivo di “influenzare gli elettori a favore del SI”. In particolare Smuraglia ha risposto alle posizioni assunte dal presidente emerito della Repubblica Giorgio Napolitano e dal premier Matteo Renzi. A Napolitano, che ha sostenuto che “con il SI il Parlamento diventa un luogo degno”, il presidente dell’ANPI ha risposto dicendo di “non condividere queste affermazioni, che lasciano il tempo che trovano. Quello che occorre è cambiare la politica”. Da Renzi invece – che si è detto (parlando della nuova legge elettorale) contrario al meccanismo dei capilista e di essere pronto a cambiarlo – arrivano per Smuraglia solo “dichiarazioni propagandistiche. La sua disponibilità sui capilista è solo uno spot per raccogliere i voti della minoranza Pd”. Smuraglia non ha dubbi, con questo referendum “è in gioco la sovranità e il ruolo dei cittadini. Noi, con orgoglio, abbiamo il dovere di difendere la Costituzione”. Anche per questo il presidente dell’ANPI ha annunciato che oltre alle numerosissime iniative promosse in sede locale, ci saranno iniziative in dieci città italiane e una, a Roma, di carattere nazionale il 25 novembre, nell’ultima fase della campagna referendaria. Inoltre, il 4 e 5 novembre sarà realizzata una ‘staffetta’ di 24 ore in streaming tra il Sud e il Nord (dalla Sicilia alla Valle d’Aosta) con la partecipazione di associazioni, sindacati, musicisti, registi e studenti.