Il Capo dello Stato: «L’Egitto è a un banco di prova, no a compromessi». La leader PD: «Inaccettabile definire l’Egitto un Paese sicuro».
Nel giorno del decennale, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha inviato un messaggio netto e privo di ambiguità alla famiglia Regeni e alla comunità di Fiumicello. Il Capo dello Stato ha definito l’assassinio di Giulio una «ferita aperta per l’intera nazione» e ha lanciato un monito diretto al Cairo: la collaborazione egiziana non è una cortesia, ma un «banco di prova» imprescindibile per i rapporti internazionali.
Mattarella ha ribadito che la ricerca della verità non può essere barattata con la “ragion di Stato” o con interessi economici: la giustizia per Giulio è un presidio dei principi costituzionali italiani. Il Presidente esige risposte adeguate alle richieste della magistratura italiana, che sta procedendo a Roma contro quattro agenti dei servizi segreti egiziani (imputati contumaci).
Mentre la fiaccolata dei “popoli gialli” illuminava Fiumicello, la segretaria del PD Elly Schlein ha scagliato un duro atto d’accusa contro il governo Meloni, presente alla manifestazione con toni più sfumati. «Non posso accettare che il governo abbia inserito l’Egitto nell’elenco dei ‘Paesi sicuri’. È un insulto alla memoria di Giulio, torturato e ucciso proprio da quegli apparati statali che oggi vorremmo definire affidabili».
La polemica riguarda l’inserimento dell’Egitto nella lista dei Paesi verso cui è possibile effettuare procedure accelerate di rimpatrio per i migranti, una scelta che per l’opposizione rappresenta una “normalizzazione” inaccettabile dei rapporti con il regime di Al-Sisi.
Sul fronte giudiziario, il 2026 si è aperto con una data chiave: il 14 gennaio la Corte Costituzionale è stata chiamata a decidere su una questione di incostituzionalità legata al gratuito patrocinio per i difensori d’ufficio degli imputati egiziani. Un passaggio tecnico fondamentale per evitare che il processo, già complesso per l’assenza degli imputati, subisca ulteriori rallentamenti o vizi di forma.