C’e’ anche spazio per l’amarezza nel discorso conclusivo di Matteo Renzi alla Leopolda: ‘in parte del nostro partito e’ prevalso il messaggio che gli stessi che 18 anni fa decretarono la fine dell’Ulivo perche’ non erano loro a comandare la sinistra stanno decretando la fine del Pd perche’ hanno perso un congresso e usano il referendum come lo strumento per la rivincita’. Ma ‘non ve lo consentiremo’, assicura riferendosi ‘ai teorici della ditta’. Il premier torna anche ad attaccare ‘chi dice No a tutto perche’ ha paura anche della sua ombra’. Il ministro Alfano plaude all’intesa nel Pd sull’ Italicum, una buona occasione per riorientare il voto di molti dal No al Si’. Soddisfazione anche del ministro Poletti, mentre dal M5s Di Maio afferma che il Pd litiga solo per le leggi che riguardano le poltrone. Berlusconi in campo per il No. Ok a scioglimento Sel per la costruzione della Sinistra Italiana.
“Viviamo il tempo dell’odio. Lo abbiamo visto ieri in piazza San Marco a Firenze. Perchè quando si dice di voler difendere la Costituzione e ci si incappuccia, si prende un cartello stradale e lo si batte in testa ai poliziotti, non si sta difendendo la Costituzione si stanno offendendo le istituzioni e noi siamo dalla parte delle forze dell’ordine che non meritavano di essere insultate”. Lo ha detto il premier Matteo RENZI dal palco della Leopolda a Firenze citando anche la celebre presa di posizione di Pier Paolo Pasolini in difesa dei poliziotti durante gli scontri romani di Valle Giulia nel 1968.
“Berlusconi ha detto che con la riforma si rischia di avere un uomo solo al comando… Poi ci chiedono perché ci sta così simpatico, oh ma questo uomo è meraviglioso…”, ha detto il premier. “Noi non abbiamo messo una virgola su un potere in più al presidente del Consiglio a differenza della riforma voluta da Berlusconi – ha aggiunto RENZI – E adesso ci sentiamo dire che noi saremmo quelli della dittatura…”.
“Siamo a un bivio, c’è un referendum che è un derby tra passato e futuro, tra cinismo e speranza, tra speranza e proposta, tra nostalgia e domani”. Così il presidente del Consiglio. Il derby, ha proseguito RENZI, “E’ tutto tra quelli che non vogliono cambiare nulla e quelli che immaginano che il 2017 sia l’anno della ripresa, l’anno in cui l’Europa la cambiamo sul serio”.
Alla fine i “sassolini” che Matteo Renzi aveva promesso di togliersi dalle scarpe sono stati dei macigni contro chi, soprattutto nel Partito democratico, continua a sostenere il No al referendum. Ma il discorso alla Leopolda e’ servito soprattutto a galvanizzare i suoi in vista del rush finale verso il referendum e a indicare la strada per il dopo. Non c’entra niente la riforma costituzionale, spiega il segretario del Pd: Bersani e D’Alema “stanno solo cercando di rientrare in partita”, dicono No alle riforme perche’, “dopo la fine dell’Ulivo, vuole decretare la fine del Pd”: “Non ve lo consentiremo”, ha avvertito Renzi. E, ancora: “Vogliono solo difendere i loro privilegi e sanno che il 4 dicembre e’ la loro ultima occasione per tornare in pista. Non c’e’ altro, lo hanno capito anche i bambini, ma quale articolo 70…”. Un passaggio molto applaudito dalla platea che ha sottolineato ogni colpo inferto alla minoranza con un’ovazione. La stessa riservata al presidente del consiglio quando, durante il nubifragio che si e’ abbattuto su Firenze a pochi minuti dall’inizio dell’intervento di Renzi, la stazione Leopolda e’ piombata nel buio: “Fuori, fuori…”, hanno scandito cercando di convincere Renzi a salire sul palco illuminato solo dalle luci di emergenza. “E’ il castigo divino…”, ha scherzato lui, che non ha dimenticato la vignetta, definita “riprovevole”, di Vauro sul terremoto. Gli affondi nei confronti della minoranza arrivano a poche ore dalla firma di Gianni Cuperlo in calce all’accordo interno sulle modifiche all’Italicum. Il presidente del consiglio abbandona ogni prudenza e diplomazia nei confronti dei ‘compagni’ di partito, consapevole che quella parte e’ persa alla causa del Si’, cosi’ da concentrarsi su una campagna per portare dalla sua parte l’esercito degli indecisi. Nonostante tutto, i sondaggi non fanno paura: accennandone, Renzi si dice “sicuro di vincere”. E, d’altra parte la memoria del 2014, quando il Movimento Cinque Stelle era dato molto piu” avanti del Pd, furono i democrat a vincere le europee con il risultato piu’ netto della storia del centro sinistra: 40,8 per cento. “Credete ai sondaggi o a voi stessi? Io credo in voi” assicura alla platea. “Con il referendum “siamo a un bivio tra cinismo e speranza, tra passato e futuro, tra nostalgia e domani”. Per questa ragione, Renzi chiama alla mobilitazione tutto il popolo della Leopolda perche’ vada “casa per casa, nei ventotto giorni che ci separano dall’appuntamento con e urne”. Quello che viviamo, ha aggiunto, “e’ il tempo dell’odio” e, davanti a questo, occorre scegliere se “questo Paese deve essere la Patria del Gattopardo o un laboratorio per il futuro”.
Nell’immediato, in gioco c’e’ un 2017 che potrebbe vedere l’Italia protagonista in Europa e nel mondo. All’appuntamento con il G7 di Taormina, che sara’ incentrato sulla cultura, non si puo’ arrivare con un “governicchio tecnichicchio”. E’ l’unico riferimento di Renzi alla possibilita’ di perdere il referendum e alle conseguenze che questo porterebbe. Ma fa capire che in caso di sconfitta non ci sarebbero trattative al ribasso, nessun governo tecnico con politici che hanno gia’ perso. I giornali parlano di un governo di larghe intese. Chi conosce Renzi spiega che difficilmente a lui farebbe piacere farne parte in prima persona. Se non si arrivera’ a elezioni anticipate, da segretario del Pd, quale ha detto di voler restare, c’e’ chi scommette che potrebbe tutt’al piu’ dare un appoggio a un governo guidato da un esponente a lui vicino, ma nulla piu’. Di certo, oggi su questo e’ stato chiaro, un governo tecnico e’ un rischio che non vuole correre. Tra le mille ipotesi sul dopo referendum, nessuna delle quali e’ ancora esclusa, questa per Renzi sarebbe la peggiore. In caso di vittoria del Si’, invece, il Paese proseguirebbe sulla strada intrapresa, quella che lo ha portato a Washington per l’ultimo incontro di Stato del presidente Obama. “Da lui abbiamo imparato molto”, spiega Renzi: “Soprattutto quel Yes we can che e’ molto piu” di uno slogan”. E agli Stati Uniti il pensiero torna alla vigilia di una settimana cruciale, con il voto di martedi’ quando “il popolo americano scegliere’ un presidente che io spero sia una presidente…”. E anche qui Renzi infila una lezione: “Sanders sta lavorando per la Clinton contro Trump. Questo, ai teorici della ditta, a quelli che quando ci sono loro e’ la ‘ditta’ e quando ci sono gli altri e’ l’anarchia, andrebbe spiegato”. I saluti sono di rito, “viva la Leopolda, viva l’Italia” l’appuntamento e’ alla prossima edizione “dal 20 al 22 ottobre 2017”. Renzi lascia il palco, si concede qualche minuto di riposo nel backstage con la moglie, Agnese Landini, e alcuni ministri. Infine lascia la stazione, con figli e moglie a bordo dell’auto di famiglia.