CENTRODESTRA SPACCATO SU LEADER. ADDIO BOLDRINI A VENDOLA
Il Pd affronta le voci sul rinvio delle primarie. Matteo Renzi non ne vuole sapere: ‘Non c’e’ nessun alibi per rinviare primarie e Congresso’. Michele Emiliano sulla stessa linea: ‘Sarebbe la fine del Pd’. L’altro candidato alla segreteria, Andrea Orlando auspica che ‘le inchieste giudiziarie non chiudano una stagione politica’. Acque agitate anche nel centrodestra: Salvini contro Berlusconi, ‘candidato premier sono io, Zaia e’ Governatore’. Laura Boldrini abbandona Vendola e passa al misto.
Smentita la voce di un rinvio, che pure aveva occupato le prime pagine dei principali quotidiani, il Congresso del Pd prosegue secondo le tappe stabilite: prima scadenza, le 18 di lunedì prossimo, termine entro il quale andranno presentate le candidature a segretario nazionale. L’ipotesi di far slittare le primarie riceve solo secchi no: smentisce Dario Franceschini, indicato insieme a Piero Fassino come colui che ha proposto il rinvio, causa inchiesta Consip: “Non ho mai proposto il rinvio delle primarie. Normalmente – aggiunge l’esponente Pd – non passo le giornate a smentire i retroscena fantasiosi che escono puntualmente per seminare zizzania, ma questa volta voglio farlo con chiarezza per evitare che parta un dibattito su una cosa inventata e attribuita a me e a Fassino, che ho sentito questa mattina e ha manifestato lo stesso stupore mio dopo aver letto la rassegna stampa”. Smentisce il presidente del partito, Matteo Orfini: “Nessuno slittamento del Congresso. Tutto si farà nei tempi stabiliti”. E chiude all’ipotesi anche Matteo Renzi: “Il Congresso, con le primarie del 30 aprile, saranno una grande occasione per decidere insieme quale Italia vogliamo in Europa e come ilPd dovrà essere motore del cambiamento. Nessun alibi per rinviare la discussione”. Contro anche Andrea Orlando, per il quale non ci sono le condizioni per procrastinare. Unica voce fuori dal coro quella di Cesare Damiano, che chiede di non escludere la possibilità del rinvio. Ma comunque resta fissato a lunedì prossimo, entro le 18, il termine per presentare le candidature a segretario nazionale. La candidatura, per essere accettata, dovrà essere sottoscritta da almeno il 10% dei componenti l’Assemblea nazionale uscente; oppure da un numero di iscritti, compreso tra 1.500 e 2.000, distribuiti in non meno di cinque regioni appartenenti ad almeno tre delle cinque circoscrizioni elettorali per il Parlamento europeo. I parlamentari, dunque, non contano particolarmente, a meno che non siano anche membri dell’Assemblea Nazionale. Ma è questa la contabilità che sta appassionando: e allora a sostegno di Matteo Renzi hanno firmato al momento 56 senatori e un numero di deputati non meglio specificato, compreso “tra 190 e 200”, dicono gli uomini del segretario dimissionario. A sostegno di Andrea Orlando, dicono dal suo staff, “77 deputati e 33 senatori”. Meno forte in Parlamento Michele Emiliano, con circa 15 eletti a suo sostegno, ma dal suo staff spiegano di puntare tutto sul rinnovamento del ceto politico nelle liste per l’Assemblea Nazionale, pescando in particolare tra i consiglieri comunali Dem. Quanto alle firme dei semplici iscritti sui territori, tutti i candidati assicurano grandi successi. Insieme alle candidature, gli sfidanti dovranno presentare anche le proprie piattaforme programmatiche. Integrazioni saranno possibili fino al 15 marzo. Il passo successivo sarà la presentazione delle liste per l’Assemblea Nazionale. Saranno su base regionale, e dovranno essere presentate entro le 18 di lunedì 10 aprile. Ovvero all’indomani della Convenzione Nazionale. Lì sarà chiaro come si scomporranno le attuali aree interne del partito, che vedono già dei riposizionamenti sui diversi candidati.
“Sto lavorando per avere una squadra piu’ ampia possibile senza svendere programmi elettorali e la dignita’ in vista delle elezioni amministrative di giugno. Farlo a livello nazionale e’ un percorso piu’ complicato”. Queste le affermazioni di Matteo Salvini, segretario della Lega Nord, ospite questa mattina di Agora’ (RaiTre). Poi ha aggiunto: “Se Berlusconi vuole scegliere un nome in casa Lega Nord” da candidare alla presidenza del Consiglio “sono solo felice. Un uomo o una donna della Lega portano avanti un certo tipo di battaglie, il nome e’ l’ultimo dei miei problemi. Io rispetto il lavoro di Luca Zaia che fa il presidente della regione Veneto”.
La presidente della Camera, Laura Boldrini, lascia formalmente il gruppo parlamentare di Sinistra Italiana-Sinistra Ecologia Liberta’ e passa al Misto. Lo ha annunciato in Aula il presidente di turno, Roberto Giachetti.