’Quello che succede lo si vedra’ il 5 dicembre, ma se devo galleggiare, non sono adatto, e il voto non e’ sulla mia simpatia o antipatia, ma sul futuro del Paese’. Cosi’ Renzi torna con Radio Montecarlo su cosa fara’ in caso di vittoria del No. Rimarca che il suo governo non e’ sistema, ed attacca ‘quelli che per 30 anni potevano cambiare e se ne sono disinteressati’. Ribadisce che se vince il Si’ la politica si semplifica e costa meno, se vince il No restano instabilita’ e inciuci. Quanto all’ipotesi di un selfie con Grillo o con Berlusconi, ‘Ho provato con tutti e due – dice Renzi – ma mi hanno bidonato entrambi, tutti avevano detto ‘riforme, riforme, riforme’ poi hanno cambiato idea’.
“Noi non siamo qui per galleggiare, come hanno fatto generazioni di politici prima di noi. Noi non siamo qui per vivacchiare, ma per cambiare. Noi non siamo qui per inseguire un vitalizio, ma per dare un futuro ai nostri figli. Questa è – banalmente – la più grande occasione che abbiamo per dare all’Italia un domani. Non buttiamola via. Non impauriamoci se gli altri ci attaccano: è ovvio che chi difende i propri privilegi ci attacca. Indossiamo il sorriso più bello e gustiamo questi ultimi venti giorni di campagna. Basta un sì e l’Italia cambia davvero. Con il no tutto rimane fermo immobile”. Lo scrive il premier Matteo Renzi nella sua e-news.
“Quando siamo partiti sei anni fa, da un capannone abbandonato di Firenze, nessuno avrebbe mai scommesso mezzo centesimo su di noi. Ci guardavano come ragazzini ingenui e sprovveduti, forse sognatori. E il bello è che lo eravamo allora, lo siamo anche adesso. Eppure oggi siamo qui – aggiunge Renzi – Pronti a fare quella riforma di cui tutti hanno sempre sottolineato l’urgenza ma che adesso molti leader politici contestano, rifiutano, ignorano. Tutti volevano le riforme. Noi le abbiamo fatte. Adesso gli altri non le vogliono più, chissà perché. Abbiamo iniziato la nostra avventura partendo da questo messaggio: l’Italia deve essere più semplice. E la politica italiana deve essere più semplice. Meno parlamentari, meno rimborsi ai consiglieri regionali, meno enti inutili, meno burocrazia”.