“Il referendum non e’ lo spartiacque sul futuro di un presidente del Consiglio o un altro. E’ lo spartiacque per capire se il Paese e’ governabile o no. Chiunque verra’ dopo di me a governare dovra’ poter pigiare un tasto e sapere che succede qualcosa. Come fanno la Merkel, Hollande, Cameron e Obama. Da noi, se pigi un tasto non c’e’ neanche un filo collegato sotto perche’ il sistema e’ strutturato per non fare funzionare le cose”. Lo dice il primo ministro, Matteo Renzi, durante il 46° convegno dei Giovani imprenditori di Confindustria a Santa Margherita Ligure.
“Siamo l’unica democrazia in cui il presidente del Consiglio non puo’ cambiare un ministro- sottolinea il premier- e la riforma non cambia i poteri del presidente del Consiglio. Ma se il referendum permettera’ di aver una sola camera che da’ la fiducia, tempi certi per fare leggi e chiarezza che chi governa lo fa per 5 anni, chiunque votiamo la prossima volta potro’ finalmente rispondere al proprio mandato elettorale e non fare le grandi ammucchiate del giorno dopo”. Per Renzi, il referendum e’ “un arma contro gli inciuci e le ammucchiate. Se non passa, e’ a rischio la governabilita’. Chiunque sa che questo e’ una banale verita’”.
Matteo Renzi e’ chiaro: i ballottaggi sono solo “un passaggio locale”. Non coinvolgono il governo nazionale. Ma il mondo politico sembra sordo a questo appello e lo scontro diventa a tutto campo. Con il M5s che cannoneggia palazzo Chigi, la sinistra Pd che fibrilla, il centrodestra impegnato nei ballottaggi di Milano e Napoli mentre si stringe attorno a Silvio Berlusconi. “Ho legato la mia permanenza al governo all’approvazione delle riforme nel referendum di ottobre e mi hanno accusato di aver personalizzato. Adesso gli stessi vorrebbero legare il governo al voto di alcune realta’ municipali? Ma non scherziamo. Nessun Paese del mondo civile fa cosi’. Si rassegnino: le elezioni amministrative sono un passaggio locale” afferma il premier intervistato dal Corriere.
Ma il M5s lo attacca senza quartiere e Luigi Di Maio ricorda che “ieri il premier non eletto e’ stato subissato di fischi durante un convegno alla Confcommercio”. Ma il Tg1, denuncia il grillino, “ha censurato i fischi, non li ha fatti sentire. Sul web il video con i fischi caricato sulla pagina Facebook del M5S ha totalizzato in meno di 24 ore piu’ di 1.100.000 visualizzazioni. La macchina di propaganda del Pd si e’ inceppata. La narrazione del magico mondo di Renzi trova spazio solo nei Tg, ma l’informazione viaggia in Rete e non puo’ essere censurata”. E anche il leader della Lega Matteo Salvini attacca Renzi, sull’onda dei fischi: “Puoi prendere in giro gli italiani per un anno, due anni. Quando sei a due anni e mezzo e continui a dire ‘ho ridotto le tasse e l’economia e’ ripartita’ e invece hanno chiuso 9 mila negozi nei primi due mesi dell’anno, i fischi sono il minimo che ti puoi beccare”. Una polemica a parte riguarda le feste dell’Unita’, che il premier e segretario Pd ha deciso siano luogo della campagna referendaria per il si’, decisione che la minoranza Pd non condivide. “Le feste dell’Unita’ sono le feste del Pd. Non le feste di una corrente minoritaria del Pd” conferma Renzi. Ma l’ex segretario Pierluigi Bersani insiste: “Si confondono le feste con una campagna di affissione. Si pensa a una specie di festa del Si'”. Meglio usarle “perche’ il Si’ parli al No e non per allestire barriere all’ingresso. Non inventiamoci per favore le feste della Divisione”. Dalla sua stanza di ospedale anche Silvio Berlusconi dice la sua in vista dei ballottaggi, e chiede “a tutte le donne e gli uomini di Fi il massimo impegno per far prevalere i candidati del centro-destra ovunque siano in campo”. Poi, dopo aver ringraziato chi gli e’ stato vicino e aver spiegato di essere “sereno” e di affidarsi a Dio e alle mani dei medici, assicura: “Fi e’ pienamente operativa nei suoi organismi nazionali e periferici ed e’ perfettamente in grado di operare in questi giorni di mia forzata assenza”.