CASSAZIONE: UNICO PARAMETRO VALUTAZIONE DELL’AUTOSUFFICIENZA
Rivoluzione sull’assegno di divorzio, che finora era collegato al tenore di vita matrimoniale: la Cassazione ha stabilito che il parametro ora sara’ la valutazione dell’indipendenza o dell’autosufficienza economica dell’ex coniuge piu’ debole. Crescono i divorzi in Italia, in media dopo 17 anni di matrimonio; sempre meno i matrimoni, di piu’ le unioni.
L’assegno di divorzio da corrispondere all’ex coniuge non puo’ piu’ essere parametrato al tenore di vita goduto durante il matrimonio. La svolta epocale, giunta dopo ventisette anni, e’ arrivata con la sentenza n. 11504 di oggi della prima sezione civile della Cassazione secondo la quale ‘il parametro del tenore di vita collide radicalmente con la natura stessa dell’istituto del divorzio e con i suoi effetti giuridici’. Infatti, spiega il collegio, con la sentenza di divorzio il rapporto matrimoniale si estingue sul piano non solo personale ma anche economico-patrimoniale, a differenza di quanto avviene con la separazione personale che lascia ancora in vigore gli obblighi coniugali anche se attenuati. Ne consegue che ogni riferimento a tale rapporto ‘finisce illegittimamente con il ripristinarlo – sia pure limitatamente alla dimensione economica – in una indebita prospettiva, per cosi’ dire, di ultrattivita’ del vincolo matrimoniale’.
Il diritto all’assegno di divorzio e’ eventualmente riconosciuto all’ex coniuge richiedente, nella fase dell’an debeatur, cioe’ nell’accertamento dell’eventuale diritto a riceverlo, ‘esclusivamente come persona singola e non gia’ come ancora parte di un rapporto matrimoniale ormai estinto anche sul piano economico-patrimoniale, avendo il legislatore del 1987 informato la disciplina dell’assegno di divorzio, sia pure per implicito ma in modo in equivoco, al principio di autoresponsabilita’ economica degli ex coniugi dopo la pronuncia di divorzio’. Non vi e’ dubbio, quindi, che la volonta’ del legislatore era quella di evitare che il giudizio sull’adeguatezza dei mezzi fosse riferito alle condizioni del soggetto pagante, anziche’ alle necessita’ dell’ex coniuge creditore.
Per la Cassazione assume quindi rilievo decisivo il parametro dell’indipendenza economica del richiedente. Pertanto nella fase dell’an debeatur l’accertamento attiene esclusivamente alla persona dell’ex coniuge richiedente l’assegno come singolo individuo, cioe’ senza alcun riferimento al preesistente rapporto matrimoniale. Soltanto poi nella successiva fase del quantum debeatur e’ legittimo procedere a un giudizio comparativo tra le posizioni. In questo contesto, conclude la Cassazione, i principali indici per accertare se l’ex coniuge goda o meno di indipendenza economica e abbia, quindi, diritto o meno all’assegno di divorzio sono il possesso di redditi di qualsiasi specie, cespiti immobiliari e capacita’ e possibilita’ effettive di lavoro personale.
Il Forum delle associazioni familiari italiane è “molto preoccupato” per gli effetti della sentenza della Cassazione, che ha stabilito che per valutare l’entità dell’assegno di divorzio conta il criterio dell’indipendenza o autosufficienza economica, non il tenore di vita goduto nel corso delle nozze. Vincenzo Bassi, responsabile giuridico del Forum, denuncia il rischio che “nel caso di famiglie della media e piccola borghesia, il coniuge debole, ad esempio una moglie che ha dedicato la vita alla famiglia, possa trovarsi in una situazione di povertà”. “E’ una cosa molto grave – spiega all’Adnkronos – la Cassazione non riconosce il lavoro di assistenza e cura dell’ambiente familiare e il ruolo nella crescita professionale del coniuge più forte e dell’intera famiglia. Il coniuge più debole viene quindi grandemente danneggiato”. Un caso che nella pratica riguarderà molte donne. “Se il marito decide di divorziare l’assegno non sarà parametrato a quello che la moglie ha contribuito a realizzare ma solo alle necessità di autosufficienza e sopravvivenza, che può essere pari a una pensione sociale”. “Il caso preso in esame dalla Cassazione riguarda un ex ministro e un imprenditrice – ricorda Bassi – ma se la situazione viene rapportata a una famiglia di media o piccola borghesia, dove uno stipendio può essere intorno ai 4 5mila euro, la moglie può essere liquidata con 5-600 euro al mese, quindi in una situazione di vera povertà”. Il matrimonio, osserva il responsabile giuridico del Forum famiglie, “perde il suo significato di impegno reciproco e il divorzio, che avrebbe dovuto rendere le donne libere, così le renderà invece schiave. Ci saranno sempre più donne che pur di rimanere in casa accetteranno qualsiasi cosa, anche i soprusi dei mariti”.