Il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, raffredda gli entusiasmi e mette in discussione le misure fiscali al centro dei piani del governo per la prossima legge di bilancio. Dalla Val d’Aosta, Giorgetti ha dichiarato che il quadro economico, su cui si basavano le ipotesi di taglio dell’Irpef e di una nuova rottamazione delle cartelle, si è “complicato un po’ con tutte le vicende che a livello internazionale sono divampate e che non dipendono dal governo”.
Le incertezze globali, con i costi diretti e indiretti della guerra in Ucraina, pesano sulle casse dello Stato e rendono più difficile l’adozione di misure espansive. La “doccia fredda” di Giorgetti arriva nonostante le rassicurazioni della premier Giorgia Meloni, che ha ribadito la volontà del governo di “continuare ad abbassare le tasse” e di concentrare la prossima manovra sul “ceto medio”. La premier ha difeso l’operato del suo esecutivo, sostenendo di aver abbassato le tasse “nonostante i debiti da pagare che ci hanno lasciato i nostri predecessori”.
La portata della manovra dipenderà dai numeri che l’Istat fornirà dopo il 22 settembre, con la diffusione dei conti economici nazionali. Il Ministero dell’Economia attende questi dati per definire il Documento programmatico di finanza pubblica (Dpfp), che dovrà essere trasmesso al Parlamento entro il 2 ottobre. In attesa dei numeri ufficiali, si moltiplicano le ipotesi sulle misure che potrebbero essere inserite nella manovra.
Al momento, le più accreditate sono:
- Rinnovo della social card ‘Dedicata a te’ anche per il 2026.
- Interventi su famiglie e natalità basati sulla formula del ‘quoziente famigliare’.
- Rottamazione delle cartelle: l’operazione, cavallo di battaglia della Lega, potrebbe essere molto limitata. Il leader del Carroccio, Matteo Salvini, starebbe cercando il supporto delle banche per una pace fiscale significativa.
- Taglio dell’Irpef: l’ipotesi di una riduzione di due punti della seconda aliquota per i redditi fino a 60mila euro, sostenuta da Forza Italia, sembra ora in salita, così come la detassazione delle tredicesime.
L’opposizione ha già attaccato il governo sul fronte fiscale, con il dem Antonio Misiani che ha sottolineato come la pressione fiscale nel 2025 toccherà il “42,7% del Pil, il livello più alto dal 2020”. La tensione resta alta, in attesa dei numeri che definiranno il perimetro entro cui il governo potrà muoversi per la legge di bilancio.