Il “diritto a morire dignitosamente” va assicurato ad ogni detenuto. Tanto piu’ che, fermo restando lo “spessore criminale”, va verificato se Toto’ Riina possa ancora considerarsi pericoloso vista l’eta’ avanzata e le gravi condizioni di salute. La Cassazione apre cosi’ al differimento della pena per il capo di Cosa Nostra, ormai ottantaseienne e con diverse gravi patologie. Sulla base di queste indicazioni, il tribunale di sorveglianza di Bologna dovra’ decidere sulla richiesta del difensore del boss, finora sempre respinta.
Si deve affermare il “diritto” di ogni detenuto a “morire dignitosamente”. Con questa motivazione la Cassazione ha accolto la richiesta degli avvocati di Totò Riina, aprendo di fatto all’ipotesi di scarcerazione del boss di Cosa Nostra. Secondo quanto si legge nella sentenza numero 27.766 relativa all’udienza del 23 marzo “ferma restando l’altissima pericolosità del detenuto e del suo indiscusso spessore criminale”, il provvedimento del Tribunale di sorveglianza di Bologna “non chiarisce con motivazione adeguata come tale pericolosità possa e debba considerarsi attuale in considerazione della sopravvenuta precarietà delle condizioni di salute e del più generale stato di decadimento fisico dello stesso”.
“Toto’ Riina e’ detenuto nel carcere di Parma dove vengono assicurate cure mediche in un centro clinico di eccellenza. E’ giusto assicurare la dignita’ della morte anche ai criminali, anche a Riina che non ha mai dimostrato pieta’ per le vittime innocenti. Ma per farlo non e’ necessario trasferirlo altrove, men che meno agli arresti domiciliari, dove andrebbero comunque assicurate eccezionali misure di sicurezza e scongiurato il rischio di trasformare la casa di Riina in un santuario di mafia”. Lo dichiara Rosy Bindi presidente della commissione parlamentare Antimafia. “Dopo terribili stragi e tanto sangue, il piu’ feroce capo di Cosa Nostra e’ stato assicurato alla giustizia e condannato all’ergastolo – aggiunge Bindi – anche se vecchio e malato, la risposta dello Stato non puo’ essere la sospensione della pena” e conclude “leggeremo con attenzione le motivazioni della Cassazione”.
“Sul caso Riina bisogna evitare di dare messaggi sbagliati. È chiaro a tutti che il diritto alle cure mediche non può essere negato a nessuno, Riinacompreso, ma da qui a tirar fuori un profilo quasi pietoso del boss ce ne passa. Il sistema carcerario italiano è in grado di garantire le cure necessarie ai detenuti. Riina è un carnefice spietato e ancora pericoloso. Per cui è necessario non dare segni di debolezza che potremmo pagare amaramente. Non scordiamoci quanto fino a poco tempo fa egli sosteneva nei dialoghi intercettati in carcere dalla Procura antimafia. Dialoghi agghiaccianti nei quali il capo dei capi parlava di piani mafiosi e omicidi da compiere”. Lo dice il senatore del Pd Giuseppe Lumia, componente della Commissione parlamentare antimafia, commentando il pronunciamento della Cassazione.
“Non dimentichiamo che il 41bis è stato istituito per evitare che i capimafia mandino segnali di morte verso l’esterno”. È il duro commento che il procuratore antimafia di Catanzaro, Nicola Gratteri, ha formulato in un intervento pubblico all’Università della Calabria, ripreso da La Repubblica, commentando l’apertura da parte della Cassazione, alla scarcerazione di Totò Riina per ragioni di salute. “È ora di finirla con l’ipocrisia di chi sale sui palchi a commemorare Falcone e Borsellino e poi fa discorsi caritatevoli: un boss come Riinacomanda anche solo con gli occhi”.
Giuseppe Ayala, già magistrato della Procura della Repubblica di Palermo è intervenuto nel programma ‘Lavori in corso’ in onda su Radio Radio e Radio Radio tv per commentare la possibile scarcerazione di Totò Riina, di seguito un passaggio del suo intervento in merito alle dichiarazioni del procuratore antimafia di Catanzaro Nicola Gratteri: “Mi permetto di dissentire dal collega Gratteri che peraltro ha e continuerà ad avere tutta la mia stima. Perché se dovesse essere così, se Riina dopo 24 anni e mezzo continuativi di applicazione del 41 bis è ancora uno che comanda, lo Stato si deve dare una regolata. Cercare altri strumenti, no? Sarebbe una sconfitta (dello Stato) Dobbiamo chiamare le cose con il loro nome e dire le cose come stanno…”.
Il diritto a morire dignitosamente vale per ogni persona detenuta, in accordo a quella più ampia umanizzazione della pena che contrassegna la civiltà di un Paese, come ci ricorda la Costituzione. Non fa eccezione Toto Riina, al quale è giusto assicurare tutte le cure necessarie in carcere e, se occorre, in ospedale, affinché la detenzione non aggravi le sue condizioni di salute. Sull’ipotesi – avanzata dalla Cassazione – di una mutazione della pena detentiva in arresti domiciliari, sono certo che il Tribunale di Bologna valuterà con saggezza e piena cognizione di causa, tenendo conto di tutti i fattori in gioco”. Così don Luigi Ciotti commenta in una nota la sentenza della Cassazione. “Perché certo c’è una persona malata, al quale lo Stato deve riservare un adeguato trattamento terapeutico a prescindere dai crimini commessi e dalla presenza o meno – che in questo caso non c’è stata – di una presa di coscienza, di un percorso di ravvedimento e di conversione. Ma c’è anche una vicenda di violenza, di stragi e di sangue che ha causato tante vittime e il dolore insanabile dei loro famigliari. Molti di loro ho avuto la fortuna di conoscerli, e di apprezzarne il coraggio e la fermezza d’animo, la ricerca di verità e la speranza incrollabile nella giustizia, il rispetto per le istituzioni e la volontà di trasformare il dolore in impegno, in contributo alla costruzione di una società più giusta. C’è dunque un diritto del singolo, che va salvaguardato. Ma c’è anche una più ampia logica di giustizia di cui non si possono dimenticare le profonde e indiscutibili ragioni”.
“Riina sta male? Ci sono carceri attrezzate per l’assistenza medica necessaria”. Così su Twitter il senatore Maurizio Gasparri commentando la sentenza della Cassazione che apre alla possibilità di differimento della pena per il boss mafioso Totò Riina.