Mercati in ribasso per l’incertezza del voto Usa, mentre per la Fed l’ipotesi di un rialzo dei tassi continua a ”rafforzarsi”. Pesa anche il referendum: ‘Il mondo aspetta che l’Italia scelga il suo futuro’, commenta Renzi. Lo spread Btp-Bund sfonda il tetto di 160 punti base, poi chiude a 153. Piazza Affari perde il 2,5%, le Borse europee chiudono in forte calo in scia con Wall Street. Il procuratore di Milano Greco: ‘Voluntary non e’ come scudi o condoni, sia affiancata da pressing a evasori. Ridurre uso contanti’. Scatta il bonus ai 18enni, da domani le richieste dei 500 euro per libri e concerti.
Nuova giornata di forti ribassi sui mercati finanziari. A tenere sul filo gli investitori non e’ piu’, come nei mesi scorsi, l’attesa per le prossime mosse della Federal Reserve, che oggi ha lasciato come previsto i tassi invariati aprendo pero’ in maniera mai cosi’ esplicita a un rialzo a dicembre, ormai quasi sicuro. I principali fattori di incertezza che agitano i mercati finanziari sono la rimonta nei sondaggi del candidato repubblicano Donald Trump a pochissimi giorni dal voto per le presidenziali in Usa e l’approssimarsi del referendum costituzionale in Italia, il cui esito e’ assai difficile da prevedere. Nei mesi scorsi piu’ di un analista internazionale aveva avvertito che l’impatto di una vittoria dei ‘No’ avrebbe potuto comportare rischi sistemici ben superiori a quelli che sarebbero potuti scaturire da una vittoria dei ‘Leave’ al referendum sulla Brexit, che ha comportato qualche turbolenza nel breve periodo ma non certo l’apocalisse paventata da alcuni osservatori. I timori per la stabilita’ dell’Italia hanno cosi’ riacceso la febbre dello spread, risalito sopra quota 160 punti in mattinata, e innescato forti vendite sul settore bancario, che hanno portato le borse europee ad archiviare la giornata con ingenti perdite. A indossare la maglia nera e’ stata infatti Piazza Affari, con l’indice Ftse Mib trascinato in calo del 2,51% dagli scivoloni di titoli come Bpm (-7,69%), Banco Popolare (-7,05%), Bper (-5,62%) e Unicredit (-4,95%). Pur non registrando flessioni simili, il comparto finanziario (tra i peggiori Commerzbank a -3,14%, Bnp Paribas a -3,75% e Bbva a -3,96%) si e’ pero’ mostrato in sofferenza in tutta Europa, da Francoforte (-1,47%) a Parigi (-1,24%), da Madrid (-1,85%) a Londra (-1,04%), che ha limitato i danni proprio in quanto meno coinvolta dalle fibrillazioni di Eurolandia. L’unico vero tonfo sui circuiti della City e’ stato quello di Standard Chartered (-4,34%) ma nessun altro titolo ha registrato perdite superiori al 3%.
Ad aggiungere benzina sul fuoco sono poi intervenuti la marcata flessione del prezzo del petrolio, sceso sotto 46 dollari al barile (appena la settimana scorsa era risalito sopra quota 50) in seguito a un rialzo record delle scorte settimanali di greggio statunitensi, e il deludente dato sulle vendite di automobili in Germania, che ha affondato tutto il comparto dell’auto. Profondo rosso quindi per Fca (-6,21%), Peugeot (-3,48%), Renault (-3,24%) e Bmw (-3,73%). Wall Street ha retto meglio il colpo, anche grazie alle previsioni della Fed, che ha sottolineato il continuo rafforzamento dell’economia Usa. Il Dow Jones, l’indice delle grandi aziende a stelle e strisce, cede appena lo 0,21%. Il sondaggio di Washington Post-Abc che ha dato Trump in vantaggio di un punto sulla Clinton ha pero’ costretto molti investitori a rivedere quelle che ormai consideravano sicurezze, come appare evidente dal deciso arretramento del biglietto verde rispetto a euro, yen e sterlina. L’ex segretario di Stato e’ sempre stato il candidato preferito dai mercati, come dimostrano i generosi contributi alla sua campagna elettorale versati da alcuni grandi nomi di Wall Street. L’immobiliarista newyorchese e’ invece temuto per la sua imprevedibilita’ e per il suo orientamento protezionista, per quanto vada ricordato che la stessa Clinton ha espresso forti perplessita’ nei confronti della Trans-Pacific Partnership (Tpp), l’accordo di libero scambio con alcuni paesi dell’area del Pacifico, tra cui Giappone e Corea del Sud. Non solo, Trump in campagna elettorale si e’ scagliato piu’ volte contro il presidente della banca centrale Usa, Janet Yellen, accusandola di scarsa imparzialita’ e di essere troppo vicina al presidente uscente, Barack Obama. Una vittoria di Trump potrebbe quindi aprire una complessa fase di attriti tra la Casa Bianca e una Fed alle prese con una stretta monetaria ancora lentissima.