L’ultima giornata dell’anno è segnata da un’intensa attività diplomatica per disinnescare quella che potrebbe essere la crisi più pericolosa dall’inizio dei negoziati Trump-Zelensky. Kiev è impegnata in una corsa contro il tempo per smentire le accuse del Cremlino sul presunto attacco alla villa di Putin a Valdai, un “giallo” che rischia di spostare gli equilibri dello scacchiere internazionale.
Secondo quanto riportato dal Financial Times, la leadership ucraina ha attivato tutti i canali diplomatici per contenere le ricadute delle accuse russe. La smentita di Volodymyr Zelensky è netta: “Gli ipotetici attacchi a Valdai sono un falso inventato da Mosca per boicottare i progressi ottenuti a Mar-a-Lago”. L’urgenza di Kiev nasce dalla reazione di Donald Trump, che si è detto “molto arrabbiato” dopo aver ricevuto una telefonata da Putin.
Zelensky ha alzato la posta, invitando gli Stati Uniti a utilizzare i propri mezzi di sorveglianza per svelare il bluff del Cremlino: “Washington può verificare tecnicamente che non c’è stato alcun attacco”. Secondo l’intelligence ucraina, la narrazione russa dei “91 droni” (di cui Mosca non ha fornito prove fotografiche) servirebbe a due scopi:
- Giustificare una nuova ondata di raid russi contro i palazzi governativi di Kiev.
- Indurire la posizione russa al tavolo dei negoziati, proprio mentre Trump preme per una chiusura rapida.
La tensione si è estesa al piano multipolare. India, Pakistan ed Emirati Arabi Uniti hanno espresso solidarietà alla Russia per il presunto attentato, provocando la “delusione” ufficiale di Kiev. Nel frattempo, Mosca ha confermato tramite il consigliere Ushakov che “rivaluterà la sua posizione” negoziale, minacciando ritorsioni immediate.
Zelensky ha ribadito di essere pronto a incontrare Putin in qualunque formato per chiudere il conflitto e ha rilanciato l’invito a Trump per una visita a Kiev. “Una missione di Trump in Ucraina — ha spiegato Zelensky — obbligherebbe Mosca a un cessate il fuoco reale per garantire la sicurezza del Presidente americano”.
Per la prima volta dall’inizio dell’invasione russa, Volodymyr Zelensky parla apertamente del suo futuro personale, e lo fa con toni che suggeriscono un passo indietro una volta raggiunto l’obiettivo della pace. “Cosa farò dopo la guerra? Mi riposerò. Ho davvero bisogno di riposo”, ha confessato il Presidente ucraino ai microfoni di Fox News.
Le parole di Zelensky arrivano dopo quasi quattro anni di guida ininterrotta del Paese sotto le bombe e riflettono la stanchezza di un leader che ha dovuto trasformarsi da attore comico a comandante in capo e volto della resistenza globale. L’ammissione di “aver bisogno di riposo” non è solo un dato personale, ma assume un forte significato politico:
Il piano di pace attualmente sul tavolo (il “Piano Trump”) prevede che l’Ucraina indica elezioni libere il prima possibile dopo il cessate il fuoco. Le parole di Zelensky suggeriscono che potrebbe non ricandidarsi. Un suo eventuale ritiro favorirebbe il ricambio della classe dirigente, un segnale che Kiev vuole inviare all’Occidente per dimostrare la solidità delle proprie istituzioni democratiche al di là della figura del “leader di guerra”.