L’ultima giornata dell’anno si chiude con una nuova scossa all’interno della maggioranza. Il via libera del Consiglio dei Ministri alla proroga degli aiuti all’Ucraina per il 2026, pur mediato da clausole civili e umanitarie, ha innescato una vivace dialettica interna alla Lega, con l’europarlamentare Roberto Vannacci e il senatore Claudio Borghi su posizioni critiche rispetto alla linea ufficiale del governo.
Nonostante il clima festivo, la politica italiana resta in ebollizione. Al centro del dibattito c’è il rinnovo degli aiuti a Kiev, approvato in CDM ma atteso ora al vaglio del Parlamento. Se Giorgia Meloni tiene la barra dritta, ribadendo agli alleati occidentali il sostegno per una “pace giusta”, all’interno della Lega si consuma un inedito botta e risposta che vede protagonista il Ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti.
Il vicesegretario della Lega, Roberto Vannacci, è tornato ad attaccare la strategia del governo sull’invio di armi, definendola una linea che “non ha fermato la Russia e ha portato solo crisi in Europa”. Con un post sui social che ha agitato i corridoi di Montecitorio, l’ex generale ha auspicato che il Parlamento bocci il decreto, contrapponendosi apertamente alla posizione collegiale dell’esecutivo.
La risposta del Ministro Giorgetti non si è fatta attendere: “Il segretario si chiama Salvini, farò quello che dice lui, non il vicesegretario”. Un richiamo alla gerarchia di partito che però si scontra con il silenzio del leader Matteo Salvini, assente all’ultimo CDM per motivi personali. In ambienti parlamentari, l’attivismo di Vannacci viene letto come un tentativo di presidiare l’elettorato pacifista e critico verso l’alleanza atlantica.
A rendere il quadro ancora più complesso è la posizione di Claudio Borghi. Il senatore leghista, pur dicendosi soddisfatto per aver inserito nel decreto la priorità agli aiuti civili e sanitari, ha annunciato che non voterà il provvedimento in Aula. “È una promessa che avevo fatto un anno fa in Senato: quello del 2025 sarebbe stato il mio ultimo voto favorevole”, ha spiegato, definendo la sua una scelta di coerenza personale che non punta a creare una fronda organizzata.
Nonostante i “mal di pancia” di una parte della Lega, la maggioranza non sembra temere sorprese numeriche in Aula. Tuttavia, il testo dovrà affrontare un iter parlamentare che si preannuncia acceso:
- Il testo: Proroga l’autorizzazione all’invio di materiali militari fino al 31 dicembre 2026.
- La clausola Lega: Prevede che la priorità sia data a equipaggiamenti logistici, sanitari e di protezione dai droni, piuttosto che ad armamenti offensivi.
- Il timing: Il voto è previsto nelle prime settimane di gennaio, subito dopo la pausa per il Capodanno.