AVANTI CON QE A 60 MILIARDI AL MESE ALMENO FINO A DICEMBRE
La Bce “ritiene che i rischi per le prospettive di crescita siano ora sostanzialmente bilanciati”. Cosi’ Francoforte nel bollettino. Ma la Bce avverte anche che “rischi al ribasso” potrebbero emergere dal protezionismo, processo di riforma e liberalizzazione in Cina e dalla Brexit. La Banca Centrale Europea, inoltre, proseguira’ col programma di Qe “all’attuale ritmo mensile di 60 miliardi di euro sino alla fine di dicembre 2017, o anche oltre se necessario”.
Bene la crescita economica dell’eurozona, che inizia anche a favorire l’avvicinamento dell’inflazione agli obiettivi fissati. Male invece il fiscal compact, il cui recepimento si mostra lento e lacunoso. Sono questi i messaggi che la Bce lancia nel suo ultimo bollettino economico, il quarto del 2017, nel quale Francoforte conferma l’intenzione di proseguire almeno fino alla fine di dicembre col suo programma di acquisto attività, al ritmo di 60 miliardi di euro al mese. Una misura che rimane necessaria – si legge nel documento – per assicurare “un ritorno durevole dell’inflazione verso livelli inferiori ma prossimi al 2 per cento”. Il quadro previsto, da questo punto di vista, è quello di un’inflazione di fondo che dovrebbe mantenersi sui livelli registrati di recente nei prossimi mesi, per poi mostrare un graduale incremento nel breve termine grazie proprio alle azioni di politica monetaria messe in campo dalla banca centrale, oltre che al consolidamento della ripresa economica.
Proprio su questo fronte, l’istituto presieduto da Mario Draghi lancia i messaggi più confortanti. “L’espansione economica in atto nell’area dell’euro mostra segni di crescente tenuta e si sta diffondendo nei diversi settori e paesi”, si legge nel bollettino, il primo pubblicato dopo la decisione di eliminare la cosiddetta “forward guidance”, cioè il riferimento a eventuali tagli dei tassi di riferimento dalle indicazioni in ottica futura diffuse dalla stessa Bce. I rischi per le prospettive di crescita, segnala il documento, appaiono ora “sostanzialmente bilanciati”, per quanto a livello globale sia cresciuta l’incertezza sulle scelte politiche e nel medio termine rimangano aperte le incognite legate alla Brexit.
D’altro canto, le preoccupazioni per le prospettive a breve termine della Cina sono calate e le maggiori economie emergenti appaiono meno vulnerabili rispetto ad alcuni anni fa. Le note più dolenti, in conclusione, arrivano in merito al fiscal compact, al quale la Commissione europea ha dedicato una pubblicazione a tre anni dal termine di recepimento previsto, che era stato fissato al 1° gennaio 2014. “Il lento e incompleto recepimento del patto di bilancio è nel complesso deludente”, sintetizza la Bce, rilevando come la valutazione “globalmente positiva” formulata da Bruxelles contrasti di fatto col fatto che molti paesi abbiano recepito solo parzialmente il patto, limitandosi ad assumere impegni che “non rappresentano un adeguato sostituto delle disposizioni di leggi”. Tutto ciò a fronte del fatto che anche l’attuazione del Patto di stabilità e crescita mostra progressi disomogenei. In alcuni Stati membri, e nonostante il miglioramento delle condizioni economiche, rileva infatti la banca centrale, “gli aggiustamenti strutturali sono insufficienti rispetto ai requisiti” del patto stesso.