Il plenum DEL Csm ha approvato con un solo astenuto le linee guida sull’utilizzo delle intercettazioni con indicazioni sulla tutela dei dati sensibili. Il vice presidente Giovanni Legnini nel corso dell’esame della delibera ha voluto precisare che ‘non vogliamo ne’ anticipare ne’ condizionare il legislatore. Il legislatore faccia cio’ che crede ma ritengo farebbe cosa saggia ad attingere dai principi delineati nel documento’.
“Il legislatore farebbe bene ad attingere a questi principi, ma sono rispettoso del principio della separazione dei poteri e mi guardò bene dal dire al legislatore cosa deve fare”. Così il vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura nel giorno in cui l’organo di autogoverno dei magistrati approva una risoluzione nella quale si forniscono una serie di linee guida alle procure per il corretto uso delle intercettazioni.”Non vogliamo né anticipare né condizionare il legislatore”, aggiunge Legnini nel presentare in conferenza stampa il documento.
“Abbiamo autorizzato a maggioranza questa nomina, ma mi auguro che non costituisca un precedente, anzi faremo in modo che non costituisca un precedente perche’ se tutti i magistrati italiani iniziassero a fare il capo di gabinetto nei Comuni cio’ costituira’ un problema”. Lo dice il vice presidente del Csm Giovanni Legnini a proposito della delibera con cui il plenum ha dato il via libera all’incarico di capo di gabinetto del sindaco di Roma Virginia Raggi per Carla Romana Raineri. “Abbiamo autorizzato questa decisione del sindaco Raggi per rispetto istituzionale nei confronti di Roma Capitale- aggiunge Legnini- augurandoci che questa decisione non costituisca un precedente per altri sindaci perche’ sarebbe un problema. Roma Capitale e’ Roma Capitale, con i suoi problemi e la sindaca Raggi ha fatto la sua scelta autonomamente”. Quanto alle critiche espresse sulle parole di Raineri verso il Csm, Legnini precisa che si trattava di dichiarazioni per il rinvio della sua nomina a presidente della sezione di Cotte d’Appello a Milano. “Quel provvedimento era motivato- dice il vice presidente Csm– e’ le parole della dottoressa Raineri inaccettabili”.
La delibera della Settima commissione del Csm, sulle linee guida in materia di intercettazioni è stata approvata dal plenum di Palazzo dei Marescialli, con una sola astensione. Nel documento si sottolinea l’importanza dello strumento investigativo costituito dalle intercettazioni e il ruolo centrale del pm nel trattamento de i dati sensibili. “Appare centrale il ruolo del pm che, nel trattamento dei dati sensibili, potrà operare una prima selezione delle conversazioni – scrive il Csm – dando direttive sul punto alla polizia giudiziaria, affinché proceda alla trascrizione in sunto o ne annoti solo la mera indicazione dei dati estrinseci”. L’udienza stralcio per valutare le intercettazioni ‘irrilevanti’ “non può essere la panacea dei mali”, spiega Legnini nella conferenza stampa, evidenziando il rischio di cadere in “udienze stralcio infinite”.
Altro aspetto importante è la “sobrietà” richiesta ai magistrati: “Si attengano – si legge nel documento – ad onere di sobrietà contenutistica, eventualmente valutando se omissare, nelle conversazioni comunque rilevanti, i riferimenti a cose o persone, se non strettamente necessari, dandone conto con adeguata motivazione”. “In effetti può affermarsi che un uso corretto e professionale degli strumenti normativi – prosegue la relazione – anche attraverso l’uso mirato e razionale dell’udienza stralcio, che tenga conto anche delle ricadute organizzative, consente di predisporre adeguate misure di garanzia e salvaguardia dei dati e delle informazioni sensibili raccolte nel corso delle indagini e che sono attinenti all’imputazione provvisoria”.”Va ribadito con decisione che il rimedio alla divulgazione non può essere rappresentato dalla riduzione dell’area operativa del mezzo di ricerca della prova di esame, che è indispensabile per le investigazioni. Né tantomeno – riporta la risoluzione – dall’opzione di riportare per riassunto e non in forma integrale le conversazioni nei provvedimenti giudiziari, con il rischio di ridurre la genuinita’ della prova scaturita dalla conversazione intercettata. La mera raccolta di dati personali, non provoca una lesione del diritto alla riservatezza, che invece deriva dall’eventuale patologica violazione delle regole di gestione di dati simili”.Relatori del documento, votato questa mattina nell’aula Bachelet, il presidente della Settima commissione Francesco Cananzi, il consigliere togato Antonello Ardituro e la laica Paola Balducci.