Era – letteralmente – un uomo di un’altra epoca: nato nell’Impero austro-ungarico, prima che la Guerra Mondiale esistesse ancora come definizione. Non la seconda, la prima. Gillo Dorfles, triestino del 1910, quando Trieste non faceva ancora parte della giovanissima Italia, è scomparso oggi all’età di 106 anni, dopo aver attraversato, conosciuto e frequentato tutta l’arte italiana e non solo.
Aveva iniziato come medico: una laurea in medicina, una specializzazione in psichiatria. Poi l’incontro con l’arte, la pittura misticista di stampo mitteleuropeo, le cattedre di estetica e, subito dopo il secondo dopoguerra, la fondazione del Movimento per l’arte concreta con Atanasio Soldati, Galliano Mazzon, Gianni Monnet e Bruno Munari. Si dedicò quindi in maniera pressoché esclusiva all’attività critica sino a metà degli anni ottanta. Solo nel 1986, con la personale presso lo Studio Marconi di Milano, tornò a rendere pubblica la propria produzione pittorica, che ha coltivato anche negli anni successivi.
Secondo il ministro dei Beni culturali Dario Franceschini “Gillo Dorfles ha condotto nel corso della sua lunga esistenza una lucida e penetrante opera in favore della cultura italiana. Dalle colonne del Corriere della Sera, nelle sue tele, tra le pagine dei suoi autorevoli saggi traspare la documentata sapienza di una personalità curiosa e poliedrica. La sua scomparsa priva l’Italia di un artista e un intellettuale capace di gettare uno sguardo profondo sull’estetica del Novecento e dei nostri tempi”. Per Giuseppe Sala, sindaco di Milano, “la nostra città perde una figura fondamentale, a cui eravamo tutti molto legati”. “La sua vita, di cui la longevità è l’elemento forse meno straordinario se confrontato alle sue infinite esperienze, è stata una ricerca continua della bellezza, in ogni sua forma – ha concluso -. Ora resta un grande vuoto, che tenteremo di colmare continuando ad amare l’arte nel modo in cui ci ha insegnato”.