Il dibattito sul disegno di legge relativo alla violenza sulle donne e alla definizione del consenso esplicito si intensifica, con il leader della Lega Matteo Salvini che esprime forti riserve sul testo attuale, nonostante l’appoggio di principio.
A margine di una conferenza stampa alla Camera, Salvini ha dichiarato che il DDL, sebbene “assolutamente condivisibile come principio”, rischia di creare problemi applicativi. “Una legge che lascia troppo spazio alla libera interpretazione del singolo è una legge che rischia di intasare i tribunali e di alimentare lo scontro invece di ridurre le violenze,” ha affermato.
Il Ministro ha citato l’esperienza della senatrice leghista Giulia Bongiorno, avvocato di numerose vittime di violenza e “madre” del Codice Rosso, per sottolineare la necessità di rigore. Secondo Salvini, la formulazione attuale di un “consenso preliminare, informato e attuale” aprirebbe la strada a “vendette personali” e a “decine di migliaia di contenziosi” che paralizzerebbero la giustizia.
“Un reato deve essere circoscritto,” ha concluso Salvini, ribadendo: “Su consenso serve testo rigoroso, no libera interpretazione.”
Le dichiarazioni di Salvini, che si sommano ai dubbi espressi dalla Ministra per la Famiglia Eugenia Roccella in merito al possibile “rovesciamento dell’onere della prova”, hanno provocato la dura reazione del Partito Democratico (PD).
Francesco Boccia, presidente dei senatori del PD, ha chiesto chiarezza immediata al Governo e alla maggioranza. “Leggo dei dubbi di Salvini e dei dubbi della ministra Roccella. Ieri in Senato la destra ha parlato di necessità di approfondimenti in vista di una rapida approvazione, ma oggi scopriamo invece che nel Governo ci sono forti dubbi sul merito e sul cuore del provvedimento,” ha commentato Boccia.
Il capogruppo PD ha accusato l’Esecutivo di voler smontare un testo che era stato approvato all’unanimità alla Camera, smentendo di fatto la Presidente del Consiglio. “Non è accettabile per noi che la legge venga di fatto svuotata e smontata,” ha chiosato Boccia, sottolineando che sul tema della violenza sulle donne “non possiamo giocare.”