Massimiliano Fedriga, presidente del Friuli Venezia Giulia e della Conferenza delle Regioni, ha lasciato Palazzo Chigi dopo un incontro con la premier Giorgia Meloni, rilasciando dichiarazioni significative su diversi fronti, dal terzo mandato alle tensioni interne alla maggioranza in Friuli, fino all’accordo sulle liste d’attesa.
Sul tema del limite ai mandati, Fedriga è categorico: “Io sono sempre favorevole quando scelgono i cittadini, dopodiché la limitazione dei mandati è data dalla volontà popolare per quanto mi riguarda”. Una posizione chiara che spinge per una maggiore autonomia decisionale dei territori.
Riguardo al terzo mandato, in particolare per la legge trentina che ha sollevato un’impugnazione da parte del governo, il governatore friulano ribadisce la sua convinzione: “Penso che le Regioni a statuto speciale abbiano competenza esclusiva”. La parola finale spetterà ora alla Corte Costituzionale, che dovrà stabilire a chi spetta legiferare sull’autogoverno delle Regioni a statuto speciale. “La Consulta dirà a chi spetta legiferare”, ha aggiunto Fedriga.
Un altro punto cruciale dell’incontro con la premier Meloni è stato il futuro della maggioranza di centrodestra in Friuli Venezia Giulia. Fedriga ha rivelato che si sta lavorando attivamente per ricomporre la frattura interna. “La volontà è questa, sia mia che di Meloni”, ha spiegato, sottolineando l’impegno congiunto per ristabilire la coesione politica nella Regione.
Un risultato concreto del faccia a faccia tra Fedriga e Meloni è stato l’accordo raggiunto sul decreto di lista d’attesa. “Abbiamo trovato l’accordo sul decreto di lista d’attesa e quindi penso che abbiamo fatto dei passavanti importanti”, ha affermato il governatore.
L’intesa prevede che i poteri sostitutivi debbano essere attuati con “parametri chiari” e che siano definiti anche i “parametri chiari per l’uscita dai poteri sostitutivi”. Questa precisazione è fondamentale per le Regioni, che non vogliono trovarsi in situazioni di commissariamento decennale, come già accaduto in passato per i disavanzi, senza una risoluzione efficace. “Le Regioni non vogliono trovarsi, come nel caso di disavanzo, dei commissari e dei commissariamenti che durano decenni e oltretutto non hanno sempre per risolto la situazione”, ha concluso Fedriga.