Bufera su ex premier per ricostruzione Repubblica: pronto a votare Raggi pur di mettere in difficolta’ Renzi. Lui smentisce, Orfini: venga a gazebo Giachetti. Ma quotidiano conferma. Su Sky faccia a faccia candidati Dem-M5s. Si scalda confronto Sala-Parisi a Milano e Fassino-Appendino a Torino.
Massimo D’Alema torna a far parlare di sé e getta scompiglio nel Pd. A quattro giorni dai ballottaggi per le elezioni comunali all’ex segretario Ds ed ex presidente del Consiglio viene attribuita da Repubblica l’intenzione – espressa – di votare la candidata del M5S Virginia Raggi o anche “Lucifero” pur di mettere in difficoltà Matteo Renzi. Già a marzo il presidente della Fondazione Italiani Europei era uscito sui giornali con un’intevista bomba dal titolo ‘Il Partito della Nazione c’è già ma perderà’ che aveva anticipato tre giorni della minoranza Pd capeggiata da Roberto Speranza con Pier Luigi Bersani a Perugia. All’epoca si era parlato di Massimo Bray come candidato dalemiano al Campidoglio, tutto poi rientrato.
Oggi l’indiscrezione viene smentita da una nota ufficiale in cui si dice che D’Alema è stato quasi sempre all’estero e che i virgolettati a lui attribuiti sono falsi. “La ricostruzione – si legge – è frutto della fantasia del cronista e della volontà dei suoi mandanti”. Ma ormai la bomba è esplosa e la replica non fa che aumentare la polemica con quell’ipotesi di “mandanti”, senz’altro filogovernativi. Il quotidiano naturalmente smentisce la smentita e nega l’esistenza di alcun mandante. La reazione a catena intanto è innescata. Il presidente del Partito democratico, l’ex dalemiano Matteo Orfini si augura su Twitter che “D’Alema smentisca al più presto e che venga a darci una mano in questi ultimi giorni di campagna”. E, dopo la smentita, aggiunge: “Polemica chiusa. Lo aspettiamo ai banchetti di Giachetti”. Insomma, viene chiesto un gesto esplicito che, in caso di dolo, equivarrebbe a una resa con le armi in mano. Nella conferenza stampa che è seguita al consiglio dei ministri, il premier Matteo Renzi si è rifiutato di commentare: “D’Alema ha smentito e io non sono interessato a commentare le dichiarazione altrui”, ha detto, tornando a difendere la bontà della riforma costituzionale sulla quale gli italiani sono chiamati a esprimersi con il referendum di ottobre. Sulla polemica butta acqua sul fuoco un leader della minoranza Pd del calibro di Gianni Cuperlo che la bolla come “sterile e misera”, arrivando a concludere che “sarebbe stato meglio non fosse mai iniziata”. Sì perché il deputato triestino è pronto a replicare dati alla mano che “tutto il Pd è impegnato per i suoi candidati”. “Come tanti, tra i quali D’Alema stesso, sono stato a fare la campagna elettorale” e cita Ostia, Torino, Milano, Bologna, Trieste, Sesto Fiorentino dove si sfidano Lorenzo Zambini (Pd) e Lorenzo Falchi (Sinistra Italiana). Si smarca anche un altro esponente della minoranza Dem, Davide Zoggia, che sostiene: “Bene D’Alema. Nessuno di noi aveva dubbi sulla falsità delle ricostruzioni di stampa con le quali si voleva caricare sulle sue spalle un’eventuale sconfitta elettorale a Roma. Bisogna dirlo con chiarezza: è ora di finirla con questi giochi allo scaricabarile. Qui bisogna lavorare tutti insieme per vincere ai ballottaggi”. A sostenere la tesi dei “mandanti” dell’articolo di Repubblica, vicini all’ala renziana, ci pensa il senatore della sinistra Dem Miguel Gotor che su Twitter si rivolge così a Orfini: “La prossima volta aspetta un paio d’ore per rilanciare, se no il gioco di spin è troppo evidente e ci rendiamo ridicoli”. Tace invece Pier Luigi Bersani che, interpellato in Transatlantico a Montecitorio, alza le mani e non parla. Anche il capogruppo dei deputati Ettore Rosato preferisce non pronunciarsi. Si smarca il Movimento 5 Stelle. “Mi è differente se D’Alema vota Raggi. Non ho niente da dire sugli scoop dei quotidiani”, è categorico il presidente della Vigilanza Rai Roberto Fico che, per inciso, annuncia per la prossima settimana l’audizione dell’Agicom e di Daria Bignardi sul piano editoriale di RaiTre. Al centro la par condicio prima del referendum costituzionale la cui campagna elettorale per l’opposizione – M5S, Si e Fi in testa – è già cominciata. Ed è questa la vera partita politica che si gioca all’interno del Pd tra maggioranza e minoranza.