‘Per dire no alla guerra bisogna dire no alle armi. Perché, se l’uomo, il cui cuore è instabile e ferito, si trova strumenti di morte tra le mani, prima o poi li userà. E come si può parlare di pace se aumentare la produzione, la vendita e il commercio delle armi?’. E’ il messaggio natalizio di Papa Francesco, prima della benedizione Rubi et Orbi. Il giorno della pace ‘si avvicini in Israele e Palestina’, chiede il pontefice. Poi rinnova l’appello ‘per la liberazione di quanti sono ancora tenuti in ostaggio’ e supplica che ‘cessino le operazioni militari, con il loro spaventoso seguito di vittime civili innocenti’. ‘Quante stragi di innocenti nel mondo’, aggiunge. ‘Sono i piccoli Gesù di oggi, questi bambini la cui infanzia è devastata dalla guerra’.
“Cari fratelli e sorelle, buon Natale! Lo sguardo e il cuore dei cristiani di tutto il mondo sono rivolti a Betlemme; lì, dove in questi giorni regnano dolore e silenzio, è risuonato l’annuncio atteso da secoli: ‘ È nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore'”. Così Papa Francesco ha iniziato il suo messaggio per il Natale 2023 prima della benedizione “Urbi et Orbi”, affacciato dalla loggia centrale della Basilica di San Pietro in Vaticano. “Fratelli e sorelle, oggi a Betlemme tra le tenebre della terra si è accesa questa fiamma inestinguibile, oggi sulle oscurità del mondo prevale la luce di Dio, ‘che illumina ogni uomo’: rallegriamoci di questa grazia!”, ha detto Papa Francesco. “Gioisci tu, che hai smarrito fiducia e certezze, perché non sei solo, non sei sola: Cristo è nato per te! Gioisci tu, che hai deposto la speranza, perché Dio ti tende la mano: non ti punta il dito contro, ma ti offre la sua manina di Bimbo per liberarti dalle paure, sollevarti dalle fatiche e mostrarti che ai suoi occhi vali come nient’altro.Gioisci tu, che nel cuore non trovi la pace, perché per te si è compiuta l’antica profezia di Isaia : ‘Un bambino è nato per noi, ci è stato dato un figlio […] e il suo nome sarà: […] Principe della pace'”. Con Lui ‘la pace non avrà fine'”, ha aggiunto il Papa .

“Nella Scrittura, al Principe della pace si oppone ‘il principe di questo mondo’ che, seminando morte, agisce contro il Signore, ‘amante della vita’. Lo vediamo in azione a Betlemme quando, dopo la nascita del Salvatore , avviene la strage degli innocenti.Quante stragi di innocenti nel mondo: nel grembo materno, nelle rotte dei disperati in cerca di speranza, nelle vite di tanti bambini la cui infanzia è devastata dalla.Sono i piccoli Gesù di oggi”, ha detto il pontefice. “Dire ‘sì’ al Principe della pace significa dire ‘no’ alla guerra, a ogni guerra, alla logica stessa della guerra, viaggio senza meta, sconfitta senza vincitori, follia senza scuse. Ma per dire ‘no’ alla guerra – ha sottolineato il Papa – bisogna dire ‘no’ alle armi. Perché, se l’uomo, il cui cuore è instabile e ferito, si trova strumenti di morte tra le mani, prima o poi li userà. E come si può parlare di pace se aumentare la produzione , la vendita e il commercio delle armi?”.
E ha aggiunto. “Isaia, che profetizzava il Principe della pace, ha scritto di un giorno in cui ‘una nazione non alzerà più la spada contro un’altra nazione’; di un giorno in cui gli uomini ‘non impareranno più l’arte” della guerra’, ma ‘spezzeranno le loro spade e ne faranno aratri, delle loro lance faranno falci'”. Con l’aiuto di Dio, diamoci da fare perché quel giorno si avvicini! Si avvicini in Israele e Palestina, dove la guerra scuote la vita di quelle popolazioni. Le abbraccio tutte, in particolare le comunità cristiane di Gaza e dell’intera Terra Santa”.
Poi un appello: “Porto nel cuore il dolore per le vittime dell’esecrabile attacco del 7 ottobre scorso e rinnovo un pressante appello per la liberazione di quanti sono ancora tenuti in ostaggio. Supplico che cessino le operazioni militari, con il loro spaventoso seguito di vittime civili innocenti, e che si ponga rimedio alla disperata situazione umanitaria aprendo all’arrivo degli aiuti. Non si continui ad alimentare violenza e odio, ma si avvii a soluzione la questione palestinese, attraverso un dialogo sincero e perseverante tra le Parti, sostenuto da una forte volontà politica e dall’appoggio della comunità internazionale”. “Preghiamo per la pace in Palestina e in Israele”. E ha aggiunto: “Con gli occhi fissi sul Bambino Gesù imploriamo la pace per l’Ucraina. Rinnoviamo la nostra vicinanza spirituale e umana al suo popolo martoriato, perché attraverso il sostegno di ciascuno di noi sente la concretezza dell’amore di Dio”. “Il mio pensiero – ha poi detto – va poi alla popolazione della martoriata Siria, come pure a quella dello Yemen ancora in sofferenza. Penso al caro popolo libanese e prego perché possa ritrovare presto stabilità politica e sociale”. “Si avvicini il giorno della pace definitiva tra Armenia e Azerbaigian. La favoriscano la prosecuzione delle iniziative umanitarie, il ritorno degli sfollati nelle loro case in legalità e sicurezza, e il mutuo rispetto delle tradizioni religiose e dei luoghi di culto di ogni comunità. Non dimentichiamo le tensioni ei conflitti che sconvolgono la regione del Sahel, il Corno d’Africa, il Sudan, come anche il Camerun, la Repubblica Democratica del Congo e il Sud Sudan. Si avvicini il giorno in cui si rinsalderanno i vincoli fraterni nella penisola coreana , aprendo percorsi di dialogo e riconciliazione che possano creare le condizioni per una pace duratura”, ha aggiunto.

“Dal presepe, il Bambino ci chiede di essere voce di chi non ha voce: voce degli innocenti, morti per mancanza di acqua e di pane; voce di quanti non riescono a trovare un lavoro o l’hanno perso; voce di quanti sono obbligati a fuggire dalla propria patria in cerca di un avvenire migliore, rischiando la vita in viaggi estenuanti e in balia di trafficanti senza scrupoli”. ha detto Papa Francesco dalla loggia centrale della Basilica di San Pietro in Vaticano. “Il Figlio di Dio, fattosi umile Bambino – ha affermato il Pontefice -, ispiri le autorità politiche e tutte le persone di buona volontà del continente americano, affinché si trovino soluzioni idonee a superare i dissidi sociali e politici, per lottare contro le forme di povertà che offendono la dignità delle persone, per appianare le disuguaglianze e per affrontare il doloroso fenomeno delle migrazioni”.

“Fratelli e sorelle, si avvicina il tempo di grazia e di speranza del Giubileo, che inizierà tra un anno. Questo periodo di preparazione sia occasione per convertire il cuore; per dire ‘no’ alla guerra e ‘sì’ alla pace; per rispondere con gioia all’invito del Signore che ci chiama, come ancora profetizzò Isaia, “a portare il lieto annuncio ai miseri, a fasciare le piaghe dei cuori spezzati, a proclamare la libertà degli schiavi, la scarcerazione dei prigionieri”, ha detto Papa Francesco. “Queste parole si sono compiute in Gesù, nato oggi a Betlemme. Accogliamolo, apriamo il cuore a Lui, il Salvatore, il Principe della pace!”, ha concluso il Papa.