“Sono lietissimo di condividere questo premio con Borut Pahor”, ex presidente sloveno “con cui ho avuto il privilegio di condividere un tratto di cammino nell’impegno a favore dell’amicizia tra i nostri due Paesi. Esperienza che abbiamo vissuto non soltanto come dovere civico e istituzionale verso i nostri rispettivi popoli, ma come responsabilità doverosa per la realizzazione di un futuro di pace per il nostro continente”. Lo ha detto il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, a Gorizia nel corso della cerimonia di conferimento del Premio ‘Santi Ilario e Taziano – Città di Gorizia’, a cui prende parte con il presidente emerito della Repubblica di Slovenia, Borut Pahor.
È stato consegnato al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e al Presidente emerito della Repubblica di Slovenia, Borut Pahor, il Premio “Santi Ilario e Taziano – Città di Gorizia” – giunto alla 25° edizione – nel corso della cerimonia che si è svolta al Teatro comunale Giuseppe Verdi a Gorizia. Per il 2025 la Commissione valutatrice ha individuato i due Presidenti per il loro concreto e costante sostegno nel percorso di avvicinamento delle comunità di Gorizia e di Nova Gorica, soprattutto nel contesto di GO! 2025. Il Premio “Ss. Ilario e Taziano – Città di Gorizia”, istituito dall’Amministrazione comunale nel 2001, viene consegnato ogni anno, durante la giornata in cui Gorizia festeggia i Patroni della città ed è destinato a persona, ente, associazione o società che, attraverso la propria opera o attività nel campo civile, economico, culturale, artistico, religioso o sociale abbia dato lustro alla città. «Avverto l’onore di ricevere questo riconoscimento insieme al Presidente emerito della Repubblica di Slovenia Pahor – ha commentato Mattarella – e sottolineo il significato che assume questo momento, che esprime la vocazione della Città di Gorizia ad essere protagonista nel progetto europeo».

“Il primo insignito di questo premio, nel 2001, l’artista Anton Zoran Music – tenuto e deportato a Dachau durante la seconda guerra mondiale – riversò la sua preziosa e tragica testimonianza nei salvati dal lager, il noto ciclo che volle intitolare “Noi non siamo gli ultimi”, con rara preveggenza. L’orrore dei campi di concentramento e il lungo inverno dei genocidi dopo il ’45 si sono ripetuti troppe volte. Non è l’abbandono alle illusioni a evitarli ma l’impegno dei popoli e il coraggio delle istituzioni di non venire mai meno al rispetto della dignità delle persone”, ha detto Mattarella.