Sono stati trasferiti nel quartier generale dell’antiterrorismo vicino Parigi i 7 fermati nell’ambito DEL massacro di Nizza. Si tratta di una coppia di albanesi e altri individui considerati vicini al killer. Tra “irreperibili” e feriti sono una decina gli italiani coinvolti nell’attentato, precisa la Farnesina. E il tema sicurezza sara’ sul tavolo DEL Consiglio dei ministri degli Esteri Ue di oggi a Bruxelles.
I sette fermati nel quadro del massacro di Nizza sono sono stati trasferiti nel quartier generale dell’antiterrorismo di Levallois-Perret, alle porte di Parigi. Il convoglio con a bordo i sospetti – tra cui una coppia di albanesi ed altri individui considerati vicini al killer – ha lasciato intorno alle 22:00 di ieri il sud della Francia per raggiungere la capitale, circa 950 km a nord di Nizza.
Nel bilancio della strage di Nizza, dove un camion ha falciato la folla che festeggiava il 14 luglio uccidendo almeno 84 persone, si contano “una decina di italiani tra irreperibili e feriti”: lo ha reso noto la Farnesina.
Mentre dalla comunità ebraica di Roma è arrivata la buona notizia che la famiglia Sermoneta – padre, madre e figlia – data per dispersa è in salvo, sui social si rincorrono ancora le richieste di notizie e le preoccupazioni dei familiari di alcuni italiani di cui non riescono ad avere notizia. Si cercano ancora i coniugi di Voghera Angelo D’Agostino e Gianna Muset le cui richieste di notizie erano rimbalzate sui social, in particolare su Twitter attraverso l’hashtag #RechercheNice. “Cerchiamo Angelo D’Agostino, 71 anni, era sulla promenade con la moglie al momento dell’attentato!!#Cerchiamo#GiannaMuset#”, ha scritto la nuora su Twitter, il giorno dopo l’attentato e dei due coniugi non si hanno ancora notizie.
Non sono ancora stati trovati – stando agli appelli dei familiari sui social e sui media locali – neanche i due amici che erano con loro, Mario Casati, 90enne brianzolo residente a Milano e l’amica Maria Grazia Ascoli, 77 anni. Tutti e quattro erano a Nizza – dicono i familairi – dove avevano casa e tutti e quattro, giovedì sera, si trovavano a Nizza sulla Promenade des Anglais per assistere alle celebrazioni del 14 luglio. Ancora dispersa Carla Gaveglio, di Piasco: il marito continua a cercarla e continua il tam tam sui social, la donna sarebbe stata ferita e caricata su un’ambulanza ma non si trova negli ospedali. Al momento della strage, era con la figlia Matilde 14enne, che è rimasta ferita ed è stata raggiunta a Nizza dal padre. “Ho parlato con lui – ha spiegato ieri il sindaco del comune cuneese Roberto Ponte – e a quanto si sa la signora Carla è stata portata via in ambulanza. Non era grave, ha avuto il tempo di mettere al sicuro due amiche poi è salita sul mezzo di soccorso. Probabilmente dopo è stata sedata a causa dello choc. Il marito mi ha detto che ci sono tantissimi feriti negli ospedali e questo rende molto complicato rintracciare i parenti”. E ancora non risultano novità. C’era anche una famiglia italo canadese tra le persone irrintracciabili che i familiari temevano coinvolte nella strage: Salvatore Sermoneta, romano di origine ebraica poi emigrato in Canada, la moglie di origine polacca e la loro figlia Siead. Da giovedì non si avevano notizie di loro, i familiari sapevano che sarebbero dovuti andare a Nizza.
Fino a oggi nessuna notizia. Ma oggi hanno chiamato i parenti da Londra: stanno tutti bene non erano a Nizza, confermano dalla comunità ebraica di Roma, dove Salvatore è di casa. E’ invece ricoverato in rianimazione in un ospedale di Nizza Andrea Avagnina, uno degli italiani coinvolti nell’attentato di ieri sera a Nizza. A confermare la notizia, il comune di San Michele Mondovì, paese nel Cuneese dove peraltro l’uomo è consigliere comunale. E ieri è stata ritrovata viva anche la moglie Marinella Ravotti, l’infermiera 55enne, dispersa dall’attentato di Nizza. La donna è in coma farmacologico, ma non è in pericolo di vita, è stata rintracciata dalla figlia, che assieme al fidanzato è giunta a Nizza. Con il volto probabilmente molto tumefatto, è stata riconosciuta dagli anelli che aveva al dito. “L’hanno cercata in tutti gli ospedali senza esito – ha raccontato il sindaco di San Michele di Mondovì, Domenico Michelotti – poi la figlia e il fidanzato sono tornati nell’ospedale Pasteur dove era ricoverato il papà e grazie ad un medico italiano l’hanno trovata praticamente nella camera accanto”.
Il collegamento tra lo stragista di Nizza, il tunisino Mohamed Lahouaiej-Bouhlel e le “organizzazioni terroristiche”, in particolare il gruppo jihadista dello Stato islamico che ha rivendicato l’attacco, “non è ancora stato accertato dall’inchiesta”, ha dichiarato stamattina il ministro degli Interni francese. “Le modalità operative – ha però riconosciuto Bernard Cazeneuve, intervistato alla radio Rtl – corrispondono a quelli che sono i messaggi di Daesh”. “Non si può escludere che un individuo squilibrato e molto violento (…) si sia lanciato a un certo punto, con una rapida radicalizzazione, in un crimine assolutamente mostruoso”.