INCASSO TRIPLICATO IN 10 ANNI, SALE DEL 28% SUL 2015
Il 2016 anno record per il recupero dell’evasione pregressa con 19 miliardi di euro, ‘il maggiore risultato mai conseguito dall’ istituzione’ dell’Agenzia delle Entrate: lo ha detto il direttore dell’Agenzia, Rossella Orlandi un una audizione alla Commissione Finanze della Camera. Rispetto al 2015 (14,9 miliardi) si registra un aumento del 28% mentre rispetto al 2007 (6,4 miliardi) la cifra e’ triplicata. Dei 19 miliardi 10,5 derivano da attivita’ di controllo sostanziale mentre 8 miliardi sono il frutto di attivita’ di liquidazione.
“Nel 2016 la complessiva azione di prevenzione e contrasto all’evasione ha consentito di riportare nelle casse dell’Erario circa 19 miliardi, con un incremento percentuale di circa il 28% rispetto al dato 2015, che aveva gia’ rappresentato un risultato record rispetto agli anni precedenti”. E’ quanto ha ricordato il direttore dell’Agenzia delle Entrate, Rossella Orlandi, in audizione alla Camera. Dei 19 miliardi, ha spiegato Orlandi, “10,5 miliardi derivano da attivita’ di controllo sostanziale, in crescita del 36% rispetto al 2015, 8 miliardi sono frutto di attivita’ di liquidazione. Si tratta di un’attivita’ – ha osservato – su cui abbiamo investito molto per affinare le nostre capacita’ di estrazione e di analisi ed evitare, quindi, l’invio di avvisi imprecisi o inesatti. Il termine liquidazione automatizzata non deve trarre in inganno. Si tratta infatti di un’attivita’ che e’ frutto di notevoli complessita’ nella fase della progettazione, elaborazione e individuazione dei criteri di azione”.
Dei 19 miliardi complessivi” recuperati nel 2016 grazie all’azione di contrasto e prevenzione all’evasione fiscale “ben 13,7 , invece, dipendono da versamenti diretti cioè da pagamenti che non hanno richiesto l’attivazione di procedure coattive. Un dato in crescita del 34%”. A dirlo, in audizione davanti alla commissione Finanze della Camera, la direttrice dell’Agenzia delle entrate Rossella Orlandi, intervenuta in materia di evasione fiscale. “In definitiva – ha detto Orlandi – un segnale del riconoscimento della bontà dellazione di accertamento”.L’Agenzia delle Entrate ha elaborato un elenco di soggetti italiani coinvolti nell’inchiesta Panama Papers secondo il quale sarebbero 750 gli italiani che con la costituzione di entita’ offshore hanno presumibilmente nascosto al fisco italiano “rilevanti attivita’ di natura finanziaria, detenute in altri Paesi non collaborativi, e di natura patrimoniale”. Lo ha detto il direttore dell’Agenzia delle Entrate Rossella Orlandi in una audizione alla Commissione Finanze delle Camera. Orlandi ha detto che sono proseguite le attivita’ di analisi su un gruppo bancario internazionale con l’accertamento della sottoscrizione da parte di circa 3.500 contribuenti di “polizze assicurative a contenuto finanziario e l’apertura di rapporti finanziari “cifrati”, funzionali all’occultamento e al trasferimento di fondi di provenienza illecita, derivanti dalla commissione di reati di frode ed evasione fiscale”. Ad oggi la banca ha definito l’accertamento tributario con la corresponsione di oltre 100 milioni di euro a titolo di imposte, interessi e sanzioni. Il patrimonio detenuto da tali soggetti presso l’istituto bancario estero e’ pari a 1,74 miliardi di euro.
‘Il valore complessivo degli investimenti e delle attivita’ estere di natura finanziaria, oggetto della procedura di emersione, ammonta a circa 61,7 miliardi di euro’. E’ il bilancio della ‘voluntary disclosure’ relativa alle violazioni commesse fino al 30 settembre 2014, illustrato dal direttore dell’Agenzia delle entrate. ‘Delle oltre 129mila istanze pervenute, 127.383 – ha precisato – sono riferibili alla cosiddetta collaborazione volontaria internazionale’. Gli Stati esteri maggiormente interessati dalla emersione delle attivita’ sono stati, ha spiegato, la Svizzera, il Principato di Monaco, Bahamas, Singapore, Lussemburgo, San Marino e Liechtenstein. ‘Dalle ultime rilevazioni effettuate alla data del 28 febbraio 2017 – ha concluso al riguardo – la lavorazione delle istanze risulta pressoche’ conclusa’.
Il 2016 e’ stato un anno record per il recupero dell’evasione pregressa con 19 miliardi di euro, “il maggiore risultato mai conseguito dall’istituzione” dell’Agenzia delle Entrate: lo ha detto il direttore dell’Agenzia, RossellaOrlandi un una audizione alla Commissione Finanze della Camera. Rispetto al 2015 (14,9 miliardi) si registra un aumento del 28% mentre rispetto al 2007 (6,4 miliardi) la cifra e’ triplicata. Dei 19 miliardi 10,5 derivano da attivita’ di controllo sostanziale (e’ inclusa la voluntary disclosure) mentre 8 miliardi sono frutto di attivita’ di liquidazione.
Le somme non dichiarate al fisco, in seguito di errori nella compilazione della dichiarazione o per illiquidità dei contribuenti, rappresentano circa il 13% del gap delle entrate tributarie, pari a 13 miliardi di euro. Nell’affrontare il tax gap, “ci siamo concentrati sullIva che rappresenta la quota più rilevante del gap: ammonta, nel 2014, a 40,5 miliardi di euro, di cui 8,4 miliardi dovuti a mancati versamenti”, ha detto Rossella Orlandi. “Per quanto riguarda questultima imposta – ha proseguito Orlandi con riferimento all’Iva – nel corso del 2015 sono state introdotte due importanti misure, frutto, tra l’altro, dellesperienza operativa maturata dall’Agenzia delle entrate: l’estensione del reverse charge ai settori delle costruzioni e delle pulizie e l’adozione della scissione dei pagamenti (split payment) per i fornitori della Pubblica amministrazione”. Entrambe le misure “hanno fornito un contributo alla riduzione del gap. In particolare, per quanto riguarda lo split payment, le più recenti stime effettuate dall’Agenzia delle entrate, evidenziano una riduzione strutturale del gap di 2,5 miliardi nel 2015 e di un ulteriore miliardo nel 2016, importi al netto dei maggiori rimborsi e compensazioni”.