Oggi la direzione del Pd, che nominera’ la commissione incaricata di gestire il percorso congressuale: non ci saranno ne’ Renzi ne’ i bersaniani; attesa la decisione di Emiliano; confermate le divisioni interne, ma proseguono le trattative per scongiurare la scissione.
All’indomani di un’assemblea che vede confermate nel Pd le divisioni interne, proseguono le trattative per scongiurare la scissione in attesa della riunione della direzione di oggi. Orlando si mette in gioco: ‘se la mia candidatura impedisse la scissione, sarei gia’ candidato’. E insieme a Cuperlo e Damiano da’ vita ad una nuova area, per una proposta per rifondare il partito. Rossi annuncia, restituiro’ tessera Pd, sostegno al governo. Emiliano attende l’ultima risposta da Renzi. Intanto Roberto Speranza e gli altri esponenti dell’area bersaniana Sinistra Riformista non prenderanno parte alla direzione del Pd. ‘No, non andiamo’, conferma Nico Stumpo. Enrico Letta su fb: ‘guardo attonito al cupio dissolvi del Pd. Mi dico che non puo’ finire cosi’. Non deve finire cosi”.
Dall’altra parte, il governatore toscano Rossi dice non ci sono piu’ spazi e sta pensando di restituire la tessera, ma assicura che i nuovi gruppi parlamentari nati dopo la scissione sosterranno governo. Le Monde titola: ‘divorzio al vertice della sinistra italiana’.
“Ci siamo sentiti con Cuperlo, Orlando e altri. In queste ore ci sono moltissimi contatti. E’ in corso un ragionamento, vediamo dove porta”. Lo dice Cesare Damiano, ribadendo la necessità di “dar battaglia a Renzi da dentro il Pd”. Organizzando un’area di minoranza che, spiega ai microfoni di Rainews, non significa “organizzare gli ex ds ma di coagulare un campo di forze progressiste e riformiste che, dentro il Pd, si riconoscono nei valori del socialismo”.
Nuovi gruppi parlamentari dopo la scissione nel Pd? “Non so: e’ una domanda che va posta a chi siede in Parlamento, ma penso che sia normale che appoggino il governo”, dice Enrico Rossi a Rainews24. “Non sono d’accordo con Fratoianni – ha poi aggiunto rispondendo ad una domanda – che ci ha chiesto di non sostenere Gentiloni”.
“Guardo attonito al cupio dissolvi del Pd. Mi dico che non può finire così. Non deve finire così. Voglio dire con forza che non rinnego, anzi sento forte l’orgoglio di aver partecipato alla nascita dell’Ulivo prima e del Pd poi. Quella è una storia positiva. Lo è stata grazie ai suoi gruppi dirigenti e nonostante i suoi gruppi dirigenti”. Lo scrive in un post su Facebook Enrico Letta, all’indomani dell’assemblea del Partito democratico. “Ma è una storia che è stata soprattutto scritta da elettori e militanti, che vedo oggi sgomenti. Leggo, anche io sgomento, le cronache compulsive di questa fine accelerata – scrive l’ex premier – È così facile distruggere! Quanto più difficile è il Costruire. A distruggere ci si mette un attimo, a costruire, una vita. Ricostruire da tutte queste macerie, per chi ci si metterà, sarà lavoro ai limiti dell’impossibile”.
Continua Letta: “Mi viene spontaneo pensare che per i casi del calendario proprio tre anni fa ero preso da altro sgomento, lasciando Palazzo Chigi dall’oggi al domani e cominciando una nuova vita, fuori dal Parlamento e dalla politica attiva. Quello era uno sgomento solitario. Oggi sento la stessa angoscia collettiva di tanti che si sentono traditi e sperano ancora che non sia vero. Tanti che chiedono di guardare all’interesse del Paese e mettere da parte le logiche di potere. Mai avrei pensato tre anni dopo che si potesse compiere una simile parabola. Proprio nel momento in cui l’Europa, in crisi più che mai, avrebbe bisogno dell’impegno creativo degli ulivisti e democratici italiani. E proprio nel momento in cui il nostro Paese appare lacerato e in cerca di nuove ispirazioni per uscire dalle secche nelle quali si trova. Oggi non ho altro che la mia voce, e non posso fare altro che usarla così, per invocare generosità e ragionevolezza. No, non può finire così”.
“La fase politica e’ complicata, ma non e’ con le divisioni e le frammentazioni interne che si risolvono i problemi”. E’ quanto ha detto il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, a margine della sua visita ad Amatrice. “Rimarro’ nel Pd con le mie idee – ha aggiunto – perche’ credo che il Partito Democratico sia la sede del confronto della sinistra italiana. Non ho mai fatto parte di riunioni di corrente, e credo che il congresso debba essere il piu’ ampio e partecipato possibile. E necessario affrontare due temi – ha concluso Zingaretti – come riformare il Pd e come cambiare l’Italia, e io mi battero’ per questo”.
“Sono ancora capogruppo del Pd in commissione Affari costituzionali al Senato fino a quando eventualmente saranno costituiti i gruppi nuovi e penso che ormai sara’ inevitabile”. Lo ha detto a Radio Radicale la senatrice del Pd Doris Lo Moro. “Ieri all’assemblea nazionale mi aspettavo un ascolto da parte del segretario, ascolto che non c’e’ stato- ha aggiunto Lo Moro- la responsabilita’ maggiore, se non unica, per il comportamento di ieri e’ stata di Renzi. Renzi vuole la scissione, se lui non fa nulla per evitarla la responsabilita’ e’ la sua e la nostra responsabilita’ sara’ quella di costruire un’altra storia”. La nuova formazione appoggera’ il governo Gentiloni? “Penso proprio di si’ visto che era una delle richieste che facevamo al Pd”.
“Niente e’ ancora consumato” ma i segnali che arrivano dalla minoranza Pd continuano a indicare la via della scissione. Nico Stumpo, deputato della minoranza, annuncia che gli otto componenti dell’area Bersaniana non parteciperanno alla direzione del partito, anche se poi bolla come “prematura ogni considerazione” sulla formazione di nuovi gruppi parlamentari. Le possibilita’ che la guerra tra maggioranza e minoranza possa ricomporsi sembrano ridotte al lumicino. E se Michele Emiliano, Roberto Speranza e Enrico Rossi proseguono sulla loro strada, Andrea Orlando cerca un’intesa con altri esponenti del partito per presentare una candidatura alternativa a quella di Matteo Renzi e lancia contemporaneamente l’ennesimo appello all’unita’: “Le responsabilita’ le abbiamo tutti. La scissione e’ sbagliata e aiuterebbe la destra”, dice il guardasigilli che non esclude poi la possibilita’ di candidarsi se questo servisse per impedire fughe dal partito e precisa di non lavorare per “riorganizzare nuove correnti di cui non si sente il bisogno”. Anche Cesare Damiano, dopo le dure parole usate in assemblea nei confronti di Renzi e del gruppo dirigente, cerca di convincere i colleghi di partito a non lasciare ‘la ditta’ e a proseguire la battaglia dall’interno per “coagulare un campo di forze progressiste e riformiste che si riconoscono nei valori del socialismo”. Dall’esterno Enrico Letta guarda intanto “attonito al cupio dissolvi del Pd”. “Mi dico – scrive su Facebook l’ex presidente del Consiglio mandando agli ex compagni di partito un invito alla “generosita’ e alla regionevolezza” – che non puo’ finire cosi’. Non deve finire cosi'”. Parole al vento, almeno per ora. Perche’ Enrico Rossi conferma le sue intenzioni. “Stavo pensando di rispedire la tessera alla mia sezione”, afferma, perche’ “in questo partito” considerate le parole pronunciate ieri da Renzi “non c’e’ spazio”. L’ultima mediazione la tenta Francesco Boccia, presidente della commissione Bilancio della Camera. In direzione, spiega, “abbiamo l’ultima possibilita’ di salvare il Pd, Renzi non butti via tutto, faccia un gesto di umilta’, tolga anche lui ogni alibi per una scissione che farebbe male solo alla comunita’ democratica. Mi aspetto una risposta chiara e definitiva” perche’, conclude, “il Pd e’ nato come progetto politico plurale, se perde questa caratteristica non e’ piu’ il Partito Democratico ma una brutta copia della Casaleggio Associati”.