‘Interpreto il 4 dicembre come una occasione in cui si fa chiarezza. Una semplificazione che non e’ solo il taglio delle poltrone’. Ne e’ convinto il premier Renzi che al traguardo dei primi mille giorni di governo spiega: ‘e’ gia’ un record esserci arrivati’; e sul Sud: soldi ci sono, cambi la classe dirigente. Speranza ribadisce: ‘il referendum non ha nulla a che vedere con le sorti del governo e col congresso del Pd’. D’Alema avverte: con vittoria del Si’ ‘nascerebbe il Partito di Renzi‘.
Al traguardo dei prii mille giorni di di governo Matteo Renzi spiega che ‘e’ gia’ un record esserci arrivati. Ma se dovessi guardare dove eravamo e dove siamo, il compito del nostro governo e’ stato mettere a posto il passato. C’era la palude, ce lo ricordiamo o no?’. E spiega: ‘interpreto il 4 dicembre come una occasione in cui si fa chiarezza’. Bersani sul dopo voto osserva: ‘Per me e’ fatto di un Pd unito che si organizza per una discussione vera sui temi di fondo’. Speranza ribadisce: ‘il referendum non ha nulla a che vedere con le sorti del governo e col congresso del Pd’. D’Alema avverte: con vittoria del Si’ ‘nascerebbe il Partito di Renzi’.
Solo tre settimane al voto del 4 dicembre e Matteo Renzi non perde l’occasione dell’assemblea nazionale per il Mezzogiorno per ribadire che la consultazione referendaria “è un’occasione di chiarezza” sul futuro dell’Italia. La location è quella del Palacongressi della Mostra d’Oltremare di Napoli, la platea è quella rappresentata dai numero uno di Confindustria e Unioncamere, Vincenzo Boccia e Ivan Lobello, dal governatore della Campania, Vincenzo De Luca, mentre a dirigere i lavori c’è il direttore de Il Mattino Alessandro Barbano. Grande assente il sindaco di Napoli, Luigi De Magistris, perché fuori città per “impegni politici ed istituzionali”.
Alle porte del Palacongressi momenti di tensione, non nuovi quando il premier è a Napoli, tra alcuni manifestanti e i quasi 200 agenti schierati nei vari ingressi della fiera. A Renzi il compito di chiudere una due giorni caratterizzata da un solo leit motiv “il Sud non è più quello di una volta”. Grazie al governo in carica “l’Italia è uscita dalla palude” dice infatti il presidente del Consiglio e forse il Jobs Act “andava fatto 15 anni fa” e non lasciare la disoccupazione schizzare a livelli altissimi. Il ragionamento è sempre quello, l’esecutivo sta lavorando bene e sta apportando i giusti miglioramenti al sistema Paese ma se dovesse vincere il No “restiamo come adesso. Non c’è solo il taglio delle poltrone” insomma e questo “è innegabile” puntualizza Renzi. Il voto del 4 dicembre, lo ripete il segretario del Pd, deve essere sui contenuti e invece “per non parlare delle riforme le inventano tutte “ieri era lettera agli italiani all’estero, lettera che in passato avevano già fatto sia Berlusconi che Bersani”.
Questo è “l’era delle previsioni” dice Renzi “e invece poi, dagli Usa all’ultimo luogo, accadono cose imprevedibili. Chi avrebbe mai immaginato la corsa e il successo di Trump? Solo una puntata dei Simpson”. “Siamo in un grande tsunami” uno stravolgimento spiega il premier “perché la realtà è molto più ampia e diversa”.Già prima del suo intervento Renzi aveva ricevuto il rinnovato sostegno di Boccia e De Luca. Il governatore campano con il patos che lo contraddistingue ribadisce: “Io voglio difendere con i denti la prima parte della Costituzione, ma occorre realizzare davvero quei principi a partire dal diritto al lavoro. Chi sburocratizza l’Italia la difende veramente perché crea cantieri e occupazione. Quindi noi del Sud dobbiamo votare Sí”. Il presidente di Consindustria invece sottolinea: “Siamo militanti per il Sì, non di un partito o di un altro. Condividiamo questo percorso, di qualsiasi colore politico sia, perché siamo corresponsabili. Diciamo Sì alla Riforma”. Le reazioni non si fanno aspettare. Renato Brunetta in un tweet attacca: “Matteo Renzi parla di tsunami, e meno male che Mattarella voleva toni moderati. Irresponsabile e disperato”. Roberto Calderoli invece avverte: “Con la vittoria del No nessun gioco delle tre carte, nessun differimento per consentire alla ‘casta’ di prendersi la pensione: a febbraio si torna al voto e senza toccare nessuna legge elettorale, perché la legge c’è e si chiama Consultellum”. Matteo Salvini, che ieri si è+ candidato a premier per il centrodestra, invece è certo che per Renzi il tempo sta per scadere “ancora per tre settimane farà il presidente del Consiglio”. L’assemblea di oggi ha anche regalato attimi di ilarità. La protesta è entrata all’interno del Palacongressi, dove è stato contestato De Luca. Il presidente della Campania smorza però l’accaduto con una battuta: “Basta, non fare ammuina. Già siamo in ritardo dobbiamo andare a pranzo. Il presidente del consiglio ci ha fatto aspettare un’ora….”. De Luca poi rivolgendosi proprio a Renzi, seduto in sala scherza: “L’importante è che arrivino presto i soldi, poi ti perdoniamo anche il ritardo”. Nel suo intervento Renzi cavalca l’onda dell’ironia: “Scusate il ritardo, De Luca lo ha sottolineato come fa sempre ‘il magiaribollite è ancora in ritardo’. Lui sembra altoatesino per questo, più che campano. Ma i soldi non arrivano in ritardo, quelli De Luca in parte li ha già ottenuti, anche se mi chiede sempre nuove risorse”.