Il presidente del Consiglio al Quirinale per le dimissioni dopo l’approvazione-lampo della Manovra. ‘Non sono io a decidere, tocca ai gruppi parlamentari: elezioni subito dopo la Consulta con l’Italicum modificato dalla Corte, o un governo di tutti’, ha detto. Il presidente della Repubblica, Mattarella, inizia le consultazioni domani alle 18 e le chiude sabato. Alla direzione del Pd salta il dibattito interno e parla solo il segretario: ‘Il Pd non ha paura di andare a votare e dara’ una mano al Presidente a chiudere la crisi’, ha detto. Renzi ha poi lanciato la sua proposta, indicando una delegazione Pd al Quirinale composta da Guerini, Orfini, Zanda e Rosato, ma senza di lui. ‘Matteo, e’ tranquillo’, ha detto la moglie Agnese.
“Tocchera’ ai gruppi parlamentari decidere che cosa fare. Vorranno andare subito a elezioni? Nel caso si dovra’ attendere la Sentenza della Consulta di martedi’ 24 gennaio e poi votare con le attuali leggi elettorali, come modificate dalla Corte”. Lo scrive il premier Matteo Renzi nella sua Enews, e poi lo ribadisce parlando alla direzione del Pd. “Se i gruppi vorranno invece andare avanti con questa legislatura, dovranno indicare la propria disponibilita’ a sostenere un nuovo Governo che affronti la legge elettorale ma soprattutto un 2017 molto importante a livello internazionale”.
“Stasera alle 19 formalizzo le mie dimissioni. Il Presidente della Repubblica fara’ le consultazioni. Tocchera’ ai gruppi parlamentari decidere che cosa fare. Vorranno andare subito a elezioni? Nel caso si dovra’ attendere la Sentenza della Consulta di martedi’ 24 gennaio e poi votare con le attuali leggi elettorali, come modificate dalla Corte. Dico leggi elettorali perche’ come e’ noto non siamo riusciti ad abrogare il ‘bicameralismo paritario’ che dunque vedra’ continuare a eleggere due rami del parlamento con elettorati diversi e leggi elettorali diverse, sperando che non arrivino due maggioranze diverse”. Lo scrive il premier Matteo Renzi nella sua e-News. “Ma questa e’ una delle conseguenze del bicameralismo, ahime’. Se i gruppi parlamentari vorranno invece andare avanti con questa legislatura, dovranno indicare la propria disponibilita’ a sostenere un nuovo Governo che affronti la legge elettorale ma soprattutto un 2017 molto importante a livello internazionale – aggiunge -: i 60 anni dell’Unione Europea, i vari G7 a cominciare da quello di Taormina, la presidenza del consiglio di sicurezza dell’ONU. Sara’ interessante capire cosa pensano anche i partiti del Fronte del NO al referendum, non solo i partiti dell’attuale maggioranza. Non sono io a decidere ma devono essere i partiti – tutti i partiti – ad assumersi le proprie responsabilita’. Il punto non e’ cosa vuole il presidente uscente, ma cosa propone il Parlamento”.
“Io sono pronto a cedere il campanello al mio successore, con un abbraccio e l’augurio di buon lavoro. Stiamo scrivendo un dettagliato report da consegnare e stiamo facendo gli scatoloni. Scatoloni che ci fanno spuntare molti sorrisi e qualche ricordo amaro. Ma la storia di questi mille giorni non la faranno i rancorosi commenti di queste ore”.
Renzi espone la sua posizione anche nell’intervento davanti alla direzione del Pd. “Non possiamo essere tratteggiati noi” a sostenere “come ‘il quarto governo non votato dal popolo'”. Nel caso di un governo di scopo “la responsabilita’ deve essere di tutti”, dice il segretario dem. “Noi non abbiamo paura di niente e nessuno, se gli altri vogliono andare a votare, dopo la sentenza della Consulta, lo dicano perche’ qui si tratta tutti di assumersi la responsabilita’. Il Pd non ha paura della democrazia e dei voti”.
“Noi – ha spiegato – non abbiamo paura di niente e di nessuno. Se le altre forze politiche vogliono andare a votare, subito dopo la sentenza della Corte costituzionale, lo dicano chiaramente: qui si tratta di assumerci tutti la responsabilità. Il Pd non ha paura della democrazia e dei voti”. Al tempo stesso, “se invece vogliono un nuovo governo che affronti la legge elettorale, ma anche gli appuntamenti internazionali rilevanti, il Pd è consapevole della propria responsabilità. Non può essere il solo, perché abbiamo già pagato il prezzo in un tempo non troppo lontano della solitudine e della responsabilità. Anche gli altri partiti devono caricarsi il peso”.
“Le ripercussioni della bocciatura della riforma cadono sia sul Governo che l’ha proposta, ma anche sul Parlamento che l’ha votata. Il compito del partito di maggioranza relativa è quello di dare una mano al presidente della Repubblica a trovare una soluzione”.
“Il passaggio interno sarà duro, molto duro, ma a mio giudizio dovrà arrivare dopo aver affrontato la questione della crisi di Governo che si sta per aprire formalmente”. “Il popolo ha votato no, e mi assumo tutte le responsabilita’ e ora dovremo convivere con questo sistema: il bicameralismo paritario e il rapporto conflittuale tra Stato e Regioni”. “Il no alle riforme ha ripercussioni sul Parlamento, che ha votato per sei volte la riforma, sul governo e su ciascuno di noi”, ha detto Matteo Renzi alla Direzione del Pd. – “Propongo che ci sia una delegazione del Pd composta da uno dei due vicesegretari, grazie a Debora che ha indicato Lorenzo Guerini, dal presidente e dai due capigruppo e propongo che la direzione sia convocata in maniera permanente per consentire alla delegazione di venire a riferire perchè si possa discutere in modo chiaro e democratico sul percorso da scegliere”.
“Salgo al Quirinale a dimettermi”, ha detto Matteo Renzi alla Direzione del PD. “Rimaniamo in carica per l’ordinaria amministrazione, anche se domani tornero’ a casa per festeggiare il compleanno di mia nonna”.
Consultazioni approfondite, di certo non facili. Sergio Mattarella aprira’ oggi alle 18 lo studio alla vetrata per la prima volta nel suo settennato, per ricevere istituzioni e gruppi parlamentari dopo che con le dimissioni di Matteo Renzi, presentate ieri alle 19, si e’ ufficialmente aperta la crisi di governo. L’intenzione e’ di sentire con attenzione tutte le forze presenti in Parlamento, come gia’ fatto dai suoi predecessori, per verificare se esiste la possibilita’ di dare vita a un esecutivo che affronti i problemi aperti, in primis la riforma della legge elettorale, ma senza dimenticare le urgenze anche economiche ancora da risolvere.
Per questo il Capo dello Stato, dopo aver sentito i presidenti delle Camere, Laura Boldrini e Pietro Grasso, e il presidente emerito Giorgio Napolitano, incontrera’ venerdi’ tutti i gruppi. Sabato saliranno poi al Quirinale le formazioni con piu’ parlamentari, dalla lega a Sinistra italiana. Poi dopo la pausa di mezzogiorno, ricevera’ Forza Italia, M5s, che molto probabilmente non sara’ rappresentato da Beppe Grillo, e alla fine il Pd, che sara’ rappresentato dai capigruppo di Camera e Senato, dal vicesegretario e dal presidente del partito. A quel punto molto probabilmente si riservera’ qualche ora per esaminare le diverse possibilita’ che i partiti gli avranno rappresentato e gia’ lunedi’ potrebbe convocare i giornalisti per annunciare la sua prima decisione.
Questo per quanto riguarda i tempi. Sui contenuti tutto e’ ovviamente aperto, in altri tempi si sarebbe parlato di ‘crisi al buio’. E non a caso il presidente Mattarella ha accolto le dimissioni di Matteo Renzi con riserva, lasciandosi cosi’ aperta anche la porta di un rinvio alle Camere dello stesso esecutivo Renzi, respinto finora ufficialmente dal premier ma a cui lavorano in molti. La posizione del Pd, espressa da Renzi in direzione e riferita poi al Capo dello Stato, e’ di totale affidamento da parte dei dem alle decisioni del Presidente. Il premier dimissionario intende infatti scacciare da se’ l’impressione di voler ‘restare attaccato alla poltrona’ ed ha accolto malvolentieri il richiamo contrario a un voto anticipato in tempi rapidissimi.