A ventiquattro ore dalla fuga in avanti di Pier Luigi Bersani sulla nascita del nuovo Ulivo, Matteo Renzi rompe il silenzio e mette in chiaro una volta per tutte le ‘regole di ingaggio’. Esiste un rischio scissione? “Penso di no – risponde ai microfoni del Tg1 – non la capirebbe nessuno”. La minoranza chiede di fare le primarie, il congresso? “Va bene tutto” è la linea, purché, “comunque vadano, chi perde il giorno dopo rispetti chi ha vinto, altrimenti è l’anarchia”, è la sottolineatura di chi, al Nazareno prima e a Palazzo Chigi poi, non ha mai gradito i continui attacchi della minoranza. Se alla fine si farà il congresso o se invece si organizzeranno le primarie per la premiership dipenderà allora dalla data del voto.
Il segretario Pd continua a tenersi alla larga: “Non so che giorno si voterà non tocca a me deciderlo, è fondamentale che le forze politiche parlino dei problemi delle persone. Così saremo credibili, altrimenti le elezioni sembreranno solo una caccia alle poltrone”, attacca. Non ci sta a banalizzare tutto con “ridicole discussioni di seggiole” Pier Luigi Bersani. L’ex segretario dem non arretra e continua a tratteggiare i contorni del ‘nuovo Ulivo’. “Un Ulivo 4.0”, spiega, che abbia “una salda cultura istituzionale e democratica” e sia “un campo plurale di forze e di idee”. “Non dobbiamo pensarla tutti allo stesso modo su tutto, bastano 4 o 5 argomenti – sottolinea – Con meno di questo, il centrosinistra non ce la farà a reagire e ripartire”. Ecco allora la necessità di un congresso o, almeno, di “una cosa che ci assomigli”. Sulla stessa linea anche il resto della minoranza che continua a non fidarsi troppo dell’apertura del segretario e ribadisce il suo ‘No’ a ‘gazebate domenicali’.
Fuori dal Pd, intanto, continuano le ‘prove generali’ in vista della possibile creazione di un soggetto di centrosinistra diverso dal Pd. Oggi Massimo D’Alema, Nichi Vendola e Nicola Fratoianni hanno fatto il punto nella sede della fondazione Italiani Europei. L’incontro, viene spiegato, sarebbe stato l’occasione per “uno scambio di opinioni” sulle “posizioni in campo” e per capire “che tipo di prospettive ci sono”. “Il Pd di Renzi si è rotto, sta implodendo”, ragiona Vendola che si dice interessato alla creazione di un movimento per la riscossa della sinistra. Con ogni probabilità anche Michele Emiliano sarà della partita. Ormai la rottura con Renzi appare insanabile. “Potrà essere il segretario, ma non è più il leader del Pd. Se non va a congresso e non si rilegittima con le primarie potrà al massimo controllarne la struttura fisica” è l’attacco. Molto dipenderà dai tempi. Crescono i consensi del partito che fa il tifo perché si arrivi a fine legislatura. Dopo l’invito di Giorgio Napolitano a comportarsi da “Paese civile”, anche Carlo Calenda si smarca dal ‘voto subito’. “Andare alle elezioni a giugno o peggio ad aprile rappresenta a mio avviso un serio rischio per la tenuta del Paese”, sentenzia il ministro dello Sviluppo economico. Il tema, sottolinea, non è trovare un accordo sulla legge elettorale “condizione necessaria ma non sufficiente”. Il punto è “mettere in sicurezza il Paese”. La fuga in avanti di Calenda viene bollata come “personale” da Paolo Gentiloni. La sua posizione “certo non impegna il Governo e il suo presidente”, spiega il premier che torna a ribadire come stabilire la durata del Governo “per definizione” non spetti al capo del Governo, ma “al Parlamento, al presidente della Repubblica e alla dialettica tra le forze politiche”.
Matteo Renzi potrebbe non candidarsi a premier alle prossime elezioni. Il segretario del Pd lo dice in un colloquio con il Corriere della sera: “La prossima volta potrei non essere io. Magari potrebbe toccare ancora a Paolo Gentiloni, o a Graziano Delrio. Lo scenario della prossima legislatura imporrà probabilmente governi di coalizione. Attenzione, però. Trattare con l’Europa e ottenere risultati sarà più difficile, nel nuovo scenario internazionale”. Nel colloquio l’ex presidente del Consiglio si mostra più prudente rispetto alle elezioni anticipate: “Il punto è se votare a giugno, o a febbraio del 2018. Se si celebra il congresso si va all’anno prossimo, altrimenti si fanno le primarie. Non ho problemi a fare il congresso. Volevo farlo a dicembre ma me l’hanno impedito. E adesso lo invocano… Ma lasciamo stare!”. “Il clima politico – ammette Renzi – è cambiato, nel Paese. Sono il primo a esserne consapevole. So bene che se anche ottenessi un grande risultato, un 37 per cento dei voti, o addirittura un 42 per cento, non esisterebbero più le condizioni per avere un governo libero di fare le cose che ho in mente. Dunque, è bene ragionare sui pro e i contro delle elezioni anticipate. Si vuole andare avanti? Siamo pronti, se si ritiene che serva. Con Gentiloni il rapporto è tale che ci diciamo tutto. E capisco che l’obiezione di presentarsi al G7 di fine maggio con un governo dimissionario non offrirebbe una bella immagine dell’Italia. Ma in Europa andrà comunque un governo dimissionario dopo qualche mese, con la manovra finanziaria alle porte”. “Non mi va – sostiene Renzi – di essere raffigurato come una persona ròsa dalla voglia di andare alle elezioni anticipate per prendersi la rivincita. So che le elezioni non possono essere il secondo tempo dopo il referendum. Quando si perde a calcio, non ci si riprova con la pallanuoto. Io ho avuto la possibilità di tirare un calcio di rigore il 4 dicembre. Me l’hanno parato… Anzi, 41 a 59 significa che l’ho tirato male, malissimo. E adesso è cominciata una fase politica diversa”.
NOTIZIE IN BREVE – La commissione Affari Costituzionali della Camera iniziera’ l’esame delle proposte di legge in materia elettorale dopo la pubblicazione delle motivazioni della sentenza della Consulta sull’Italicum. Lo ha deciso l’Ufficio di presidenza della Commissione. M5s attacca la decisione.
Primo no dal governo alla linea del ‘voto subito’, e’ quello del ministro dello Sviluppo Calenda. ‘Posizione personale’, dice Gentiloni.